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venerdì 22 marzo 2019

L'ALTRO CONVENTO Stefania Durbano #INTERVISTA all'autrice

Cari lettori ho il piacere di avere ospite l'autrice di un romanzo che è entrato nella mia classifica 2019. Sto parlando de L'altro convento edito Bookabook, romanzo con più chiavi di lettura che ha avuto il potere di scuotermi e lasciarmi in balia di tanti pensieri per giorni. Una volta chiuso mi sono venute in mente tantissime domande, così ho chiesto a Stefania Durbano di rispondere a una minima parte di esse. Spero dopo questa chiacchierata nasca in voi la curiosità di leggere il romanzo. (Recensione QUI)






IL ROMANZO 


Titolo: L'altro convento
Autore: Stefania Durbano
Editore: Bookabook
Genere: Narrativa 
Pagine:  249
Prezzo: 15,00    Ebook: 5,99
Trama:  Il santuario di Belmonte è un luogo di pace, di quiete. Tra le sue mura secolari si trova un convento dove le suore ospitano donne in difficoltà.
Un giorno bussa alla loro porta Delia, una ragazza dalla vita complessa: ha alle spalle un aborto, è senza soldi e famiglia. L’incontro con suor Maria, don Piero e le altre figure del convento apre uno spiraglio nel buio della sua esistenza.
Tristezza e disperazione sembrano trovare sollievo nell’accoglienza che le viene riservata, ma in Delia nascono una serie di dubbi: perché la sua compagna di stanza è sofferente? Cosa si nasconde dietro il volto sfregiato di don Piero? E, soprattutto, perché suor Maria insiste per farle rispettare determinate regole? Domande che porteranno a risposte impreviste, in un luogo dove niente è quello che sembra.



INTERVISTA


Ciao Stefania, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande sul tuo romanzo che è riuscito a colpirmi e rimanere impresso nell' immaginario. Ci sono tanti dettagli che solleticano la mia curiosità, ma vorrei partire dall’idea che ha generato il romanzo. Come nasce la trama de L’altro convento? Cosa stavi facendo quando è scaturita la prima idea?

Stefania:  Ciao Anna, grazie a te per il tempo che mi dedichi ed il tuo apprezzamento.
L'altro convento è nato in un periodo di forte crisi personale. Mi sono trovata in una condizione di attesa forzata, in cui l'unica cosa che mi era concessa era attendere che gli eventi facessero il loro corso. Nella mia mente per fortuna è comparsa l'idea di questo testo, e così mi sono letteralmente "chiusa in casa" ed ho scritto ininterrottamente per due mesi, dando vita al romanzo che hai letto. Ciò che ha mosso il mio procedere è stato tentare di esprimere che la vita pone tutti davanti a momenti difficili, e non esistono il bianco ed il nero, così come il giusto e lo sbagliato in assoluto. I miei personaggi ne sono esatta manifestazione.


Ho percepito una gran cura nella caratterizzazione dei personaggi e nella loro credibilità. In particolare la mia attenzione è stata calamitata da Don Piero e Suor Maria, un uomo e una donna con non pochi fardelli sulle spalle. Puoi dirci qualcosa di più (spoiler free) su Don Piero e la sua visione di Dio e della forza delle donne?

Stefania:  Don Piero ama le persone intelligenti. Lui è estremamente capace, lucido ed attento, molto bravo nel comprendere le persone. Ha altresì imparato che la vita viene vissuta da protagonista solo da chi volge gli eventi a proprio vantaggio, e probabilmente anche Dio lo fa, nella sua visione. Gli esseri umani  maggiormente in grado di adattarsi agli eventi, anche negativi, senza impazzire, sono a suo dire proprio le donne, che sono particolarmente difficili da dirigere e proprio per questo stimolanti. Ha imparato a farlo, e lo fa molto bene, tranne in casi di personalità indomite come suor Maria e Delia.



Suor Maria è una donna enigmatica, che ha costruito una vera e propria armatura, nascondendo le sue debolezze dietro le vulnerabilità delle ragazze che accoglie, come è nato il suo personaggio? Chi o cosa incarna in un disegno più ampio?

Stefania: Suor Maria rappresenta la donna nella sua accezione manipolatrice e vendicativa. E' nato da una sorta di tristezza nel valutare come talvolta siamo proprio noi donne le peggiori nemiche delle altre donne. Questa donna forte e potenzialmente piena di possibilità viene piegata da una forte delusione e tutto il resto della sua vita diventa una sorta di riscatto sulle spalle di individui miseri o deboli. Potrebbe apparire folle, ma è razionale e spietata. Una di quelle donne che si spera fortemente di non trovare mai sulla propria strada.



Sei consapevole di aver scritto un romanzo che assume una diversa chiave di lettura a seconda di chi lo legge? Io per esempio ci ho trovato almeno due tipi di lettura molto diversi tra loro: il noir introspettivo e il dark erotico capace di scuotere non poco la coscienza su certi risvolti dell’animo umano.

Stefania: Diciamo che me lo auguravo, e la tua considerazione mi rende felice, dandomi la sensazione di non avere sbagliato intuendolo.


E qui entriamo nel vivo del romanzo! Una volta varcata la porta "dell’altro convento", il lettore entra in un mondo difficile da accettare se non si apre la mente a certe pratiche che esistono realmente e che attingono al lato voyeuristico dell’animo umano. Tutti i personaggi coinvolti hanno alle spalle un passato segnato da un trauma psicologico o fisico, che emerge prepotente quando per espiare il proprio dolore infliggono dolore a chi  abbassa le proprie difese perché ripone fiducia piena in quel personaggio. Come mai hai deciso di affrontare un tema così intenso e delicato nel tuo romanzo?

Stefania: Perché questa, spesso, è la vita. Di certo nel mio romanzo il concetto è stato estremizzato, gli eventi descritti permettevano accadesse, ma sono convinta del fatto che tutti siamo, consapevolmente o meno, talvolta vittime e talaltra carnefici. Volevo renderlo in modo diretto, forse un po' estremo, con tinte forti.


Per scrivere questa storia, ti sei documentata o hai letto una certa letteratura che ti ha schiarito le idee su argomenti così scabrosi?

Stefania:  No, nessuna documentazione particolare. Ho attinto alla mia conoscenza della vita e alle notizie di cronaca che talvolta sono di gran lunga più inquietanti della mia finzione.



Pensi che i tuoi lettori siano riusciti a cogliere il messaggio che tu hai lasciato nel romanzo? Hai trovato in riscontro?  

Stefania:  Sì, credo che buona parte di loro lo abbia fatto. Ho ricevuto e continuo a ricevere apprezzamenti sul fatto che il mio romanzo non si dimentica e scuote la coscienza: potrebbe una scrittrice chiedere di più?


Personalmente sono rimasta affascinata dalla figura di Don Piero, un uomo con molte luci e ombre che secondo me ha ancora molto da raccontare, soprattutto del suo passato e della sua vocazione. Pensi che un giorno potremo leggere la sua storia? 

Stefania:  Penso sia possibile. Ho iniziato a lavorare da poco su una sorta di continuazione de L'altro convento, che naturalmente potrà essere letto anche in modo autonomo, e don Piero sarà uno dei personaggi che si ripresenteranno al lettore.


Grazie Stefania, per la tua pazienza e disponibilità. 




martedì 12 febbraio 2019

END OF THE ROAD BAR Daniele Batella Recensione

Quello che l'End of the road faceva agli uomini e alle donne che si avventuravano al suo interno, era spingerli a vuotare il sacco. I clienti del bar erano persone con questioni in sospeso, tutti arrivati a un punto morto. Davanti a loro nessun bivio, solo un vecchio muro incolore. 

Un noir introspettivo, una raccolta di confessioni scomode, sfuggite dalle labbra degli avventori di un bar che sembra il vestibolo del purgatorio, dove le persone capitano per caso, o forse richiamate dalla voce della loro coscienza, intrappolata in un frammento di vita vissuta. Peccato che sia diviso in due parti, perché alla chiusura si rimane sospesi sul più bello, quando ancora buona parte degli avventori deve dar voce ai proprio peccati. 





DARK ZONE 


END OF THE ROAD BAR
Part 1
Daniele Batella

Editore: Dark Zone
Genere: Narrativa noir
Pagine:  176
Prezzo: 14,90
Ebook: 2,99


Trama

All'End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto nel vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema. È un locale d'altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. Ma l'End of the Road ha anche un'anima. È questa l'unica certezza che colpisce i sette avventori che ci arrivano per caso, in una sera di aprile, condotti là da un curioso scherzo del fato. Penny, l'algida e imperscrutabile cameriera, li accoglie e serve loro da bere. Ma sarà il pretesto di una violenta tempesta a far avvicinare i sette l'uno all'altro, a sciogliere imbarazzi e timori prima, e a condurli in un viaggio lungo il viale dei ricordi poi. Uno a uno cominceranno a raccontare la loro esistenza, fatta di amori, gioie, dolori, segreti mai confessati e peccati indicibili. Sette vite si snodano nel flusso dirompente della memoria, svelando poco a poco le trame di un sorprendente destino.


opinione di foschia75


Devo dire che quando mi sono avventurata dentro l'End of the road, non immaginavo di leggere un romanzo così cupo e affascinante, dove i peccati e i vizi dei personaggi ti tengono avvinto alle pagine in attesa di conoscerne il destino. L'atmosfera ti avvolge immediatamente, la sensazione di essere in un luogo sinistro e dannato ti mette addosso una certa insofferenza, come se da un momento all'altro dovesse succedere qualcosa di truce. Complice di questa sensazione è l'atteggiamento di Penny la barista, che sembra uscita da un thriller psicologico: si muove e parla in modo inquietante dando al lettore la sensazione che all'improvviso da dietro il bancone tiri fuori un'ascia. Invece durante la serata, prepara da bere e serve più giri per sciogliere la lingua dei suoi ospiti e spingerli a dare voce ai loro più reconditi pensieri e raccontarsi senza filtri. 
Le loro storie sono ben articolate, raccontante con dovizia di particolari e con un ritmo che non ti permette di abbassare la guardia, perchè confessione dopo confessione, il lettore comincia  a trovare delle connessioni che sicuramente andranno a creare un finale inaspettato. Peccato il romanzo chiuda sul più bello, quando solo la metà degli avventori ha raccontato i suoi segreti. Dovrò aspettare la seconda parte per capire come determinati particolari, lasciati ad hoc lungo la narrazione, andranno a comporre il finale. 
Le storie fin qui "ascoltate" sono davvero tormentate, sofferte, capaci di ammaliare il lettore in un crescendo di intensità e pathos e tessendo una trama che alla fine della serata certamente avrà un epilogo spiazzante. Attendo davvero curiosa il seguito, non solo per conoscere il passato e i peccati dei restanti personaggi, soprattutto per capire il ruolo della barista e il suo legame con "le carte in gioco".
Bravo Daniele Batella, hai saputo scavare nelle debolezze umane e creare quell'atmosfera da film decadente che attira il lettore come insetto nella ragnatela. Mi aspetto una prosecuzione di serata davvero da brivido.



L'autore

Daniele Batella nasce ad Arezzo l’11 Giugno 1988.
Consegue la Laurea Triennale in Lingue e Culture del Mondo Moderno presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Dal 2009 si esibisce come cantante nel gruppo vocale Cherries on a Swing Set.
Da sempre appassionato di arte creativa, forma i suoi gusti letterari su romanzi thriller, noir, con ambientazione storica, elementi archeologici o accenni al sovrannaturale; allo stesso tempo l’introspezione psicologica e l’esplorazione delle umane pulsioni proprie di autori come Henry James o Michael Cunningham lo portano a cesellare il suo gusto verso una narrativa antropocentrica, fatta di storie di vita vissuta.
End of the Road Bar è il suo primo romanzo.

Vive ad Orvieto, in Umbria.

giovedì 17 gennaio 2019

L'ALTRO CONVENTO Stefania Durbano Recensione

Non esiste donna che non sia in grado di sopravvivere al dolore. Non esiste donna che non sia in grado di fare propria una situazione sfavorevole e cambiarle aspetto. Qualche volta il nuovo aspetto è un abito da monaca, qualche volta un dolce. Dopo un po' di tempo il dolore diventa simile al godimento, e servire Dio o gli uomini sembra l'unica cosa possibile. 



Sin dalle prime pagine ho intuito che questo romanzo mi avrebbe investita, travolta e infine lasciata turbata in preda a un cuore impazzito. Una storia alla quale davvero non ero preparata fino in fondo, capace di sconvolgermi e darmi il colpo di grazia nel finale. Un noir peccaminoso, scabroso, che scava a fondo nelle inconfessabili pieghe dell'animo umano restituendoci emozioni e riflessioni difficili da mettere a tacere. 





BOOKABOOK




L'ALTRO CONVENTO
Stefania Durbano 


Editore: Bookabook
Genere: Noir 
Pagine: 249
Prezzo: 15,00
Ebook: 5,99


Trama 

Il santuario di Belmonte è un luogo di pace, di quiete. Tra le sue mura secolari si trova un convento dove le suore ospitano donne in difficoltà.
Un giorno bussa alla loro porta Delia, una ragazza dalla vita complessa: ha alle spalle un aborto, è senza soldi e famiglia. L’incontro con suor Maria, don Piero e le altre figure del convento apre uno spiraglio nel buio della sua esistenza.
Tristezza e disperazione sembrano trovare sollievo nell’accoglienza che le viene riservata, ma in Delia nascono una serie di dubbi: perché la sua compagna di stanza è sofferente? Cosa si nasconde dietro il volto sfregiato di don Piero? E, soprattutto, perché suor Maria insiste per farle rispettare determinate regole? Domande che porteranno a risposte impreviste, in un luogo dove niente è quello che sembra.


opinione di foschia75


Lasciate ogni pregiudizio fuori dalla porta de "L'altro convento"


Credo che questa storia tornerà a tormentarmi a lungo. Ho chiuso il libro due giorni fa, ma ancora certe scene e certi pensieri tornano a farmi visita. 
Cuore pulsante del romanzo è certamente la ferita inferta da un tradimento, quella reazione a catena capace di costruire nella mente e nel cuore di una donna (o un bambino) pensieri e azioni inconcepibili dall'esterno. Quando una donna viene tradita nell'orgoglio e nella dignità possono scatenarsi non pochi eventi che potrebbero andare a influire sulla vite di chi le sta intorno e avere un effetto domino negli anni a seguire.
L'altro convento è un romanzo noir (voyeuristico) che scava a fondo nelle più sordide pieghe dell'animo umano, restituendoci una storia cruda ma terribilmente affascinante come solo le storie psicologicamente distorte sanno essere.  
Suor Maria è una donna che sembra aver fatto della sua promessa a Dio una missione salvifica verso tutte quelle donne tradite dalla vita come lei. Le accoglie nel suo convento nel momento in cui sono più vulnerabili e disponibili a sottostare alle regole pur di avere un posto dove stare: lontano da quel mondo che non le ha accettate. La sua benevolenza e ospitalità non è fine a se stessa, il suo convento accoglie ma si aspetta qualcosa in cambio e solo le più disperate sembrano essere adatte a questa particolare vocazione. Suor Maria insegna loro che Dio esiste e che prima o poi tutte lo incontreranno. Qui sta la forza del romanzo: insinuare nel lettore come nei personaggi il dubbio attraverso un gioco psicologicamente perverso atto a piegare la volontà (non senza un caro prezzo) in cambio di comprensione e affetto di cui sono stati privati da sempre. 
Delia, l'ultima arrivata sembra disperata a tal punto da non aver più nulla da perdere e nessuno che l'aspetti fuori da quelle mura, in lei Suor Maria vede fin da subito un'anima adatta alla chiamata dell'Altro Convento e insieme a Don Piero inizia il suo inserimento. Delia è una ragazza all'apparenza remissiva e delusa dalla vita, tutti le hanno voltato le spalle, compresa la sua famiglia, sembra proprio lo spirito giusto per la vocazione e dopo qualche settimana di permanenza a Belmonte varca la soglia dell'altro convento: da quell'istante la sua vita non sarà più la stessa, come prima di lei quella di Katrina, della stessa Suon Maria e di Don Piero. Delia senza saperlo sarà la tessera che innescherà l'effetto domino. 
Entrare dalla porta dell'altro convento è come varcare la soglia del più profondo io e osservare quello che più di tutto tendiamo a nascondere e negare. 
Stefania Durbano affonda la punta della sua penna nei recessi più scuri dell'animo umano trascinando il lettore in un viaggio senza ritorno nelle più segrete perversioni; una volta raggiunto il fondo consegna al lettore una chiave di lettura personale con la quale dare un senso a quello che sembra non averne e che invece è lì chiaro e incontrovertibile: ci sono ferite che segnano l'animo umano e che accompagnano l'individuo in un'esistenza effimera che qualche volta sfocia nella più cupa follia travolgendo chi in quel momento ci ha donato la sua fiducia. 
Bello, scomodo, scabroso capace di farsi ricordare a lungo e farci riflettere sul dolore che ci portiamo dentro come un'entità capace di dominarci quando non ce ne rendiamo più conto.
Alcuni risvolti fondamentali di questo romanzo mi hanno ricordato le dinamiche dei romanzi di Tiffany Reisz e Vina Jackson ma in un contesto più credibile e vicino a noi. 
L'altro convento entra di diritto tra i miei libri top del 2019 perchè capace di tornare nei miei pensieri come un flashback. 



L'autrice



Stefania Durbano è nata nel Canavese nel 1969, dove vive ancora oggi. Laureata in Scienze della comunicazione, con un master in Scrittura per la televisione e nuovi media, si occupa di comunicazione e consulenze volte alla crescita personale. L’altro convento è il suo romanzo d’esordio.


mercoledì 1 agosto 2018

L'ISOLA DEL FARO Abby Geni Recensione

L’isola del faro è un romanzo struggente, cupo e profondo che non va affrontato in maniera superficiale. Tanti sono gli spunti di riflessione che offre, come pure molteplici sono le vie di fuga dall’oscuro oblio che ci propone. Si parla di perdita sì, ma anche di rinascita, si parla di cadute, ma anche di risalite. Non fatevi ingannare dalle tinte noir della narrazione, piuttosto lasciatevi andare. Non ne rimarrete delusi.



LONGANESI
L’ISOLA DEL FARO 
Abby Geni

Traduzione a cura di Aurelia Di Meo
Casa editrice: Longanesi
Collana: La gaja scienza
Genere: Giallo
Pagine: 312
Prezzo: 18,60€
Ebook: 1.99€



Trama

Attratta dal fascino della natura estrema delle isole Farallon, il remoto arcipelago al largo della costa californiana, Miranda decide di trascorrervi un anno intero per immortalare il paesaggio e gli animali che lo popolano. Miranda è infatti una fotografa naturalista che ama girare il mondo spinta anche da una costante inquietudine, originata da una ferita nel suo passato.
Quando sbarca su una delle isole, riceve un’accoglienza molto fredda da parte dei pochissimi abitanti, un gruppo di biologi impegnati nello studio della fauna locale. Circondati dalle forze che agiscono incontrastate su un luogo dimenticato dalla civiltà, i ricercatori sembrano quasi essersi adattati a quella vita, assorbendone la violenza e l’asprezza. Finché un giorno Miranda rimane vittima di una brutale aggressione da parte di uno dei ricercatori, che poco dopo verrà ritrovato morto. Apparentemente per un incidente.
Ancora sotto shock, Miranda si convince che l’isola, con la sua forza incontaminata, abbia fatto giustizia, che l’abbia vendicata. Cercherà quindi di pacificarsi con il suo passato e con quello che ha subito. Ma quando il sangue tornerà a scorrere sulle Farallon, nessuno potrà più dirsi al di sopra di ogni sospetto. 
L’isola del faro sovverte la tradizionale struttura del romanzo giallo – un ambiente isolato, un gruppo chiuso di personaggi ostili, una morte solo apparentemente accidentale – affrontando temi più vasti, come il mondo della natura, il dolore della perdita e la successiva rinascita. Un esordio che con il suo passo sicuro e le atmosfere sottilmente inquietanti ha incantato la critica americana.



Opinione di Sybil


Miranda sta scappando. Scappa dalla sua vita, da un evento traumatico. E mentre scappa scrive delle lettere, lettere che purtroppo mai raggiungeranno il destinatario. Si nasconde dietro il suo obbiettivo e scatta istantanee della realtà che la circonda. Con occhi disincantati e chirurgici, taglia a fette la natura, la disseziona, cercando nelle sue fotografie l’immagine che vuole dare del mondo. Quando Miranda arriva nelle isole Farallon, capisce di essere approdata nel luogo giusto per praticare la sua professione di fotografa. La natura selvaggia, il suono del vento, la minaccia costante dei pericoli che la circondano, il susseguirsi delle stagioni. Tutto è come l’aveva sempre sognato. Si stabilisce nel rifugio dell’isola, condividendolo con i biologi che lì soggiornano da molto tempo prima di lei. Ogni cosa sembra procedere per il meglio fino a che un nuovo evento traumatico viene a bussare alla sua porta. Da quel momento in poi, tutto il suo dolore torna a galla, inondando la sua intera esistenza e mettendo in dubbio ogni cosa, distorcendo la realtà fino a trasformarla in ciò che non è. Dall’altra parte, come se fosse uno specchio, c’è la natura.
La natura selvaggia è sempre un ingrediente che fa la differenza nei romanzi gialli, ma in questo caso lo è ancor di più perché non fa che marcare le tinte noir dell’intera narrazione, permettendo al lettore di perdere il contatto con il mondo che lo circonda. Sinceramente ciò che più ho apprezzato della trama non è stato tanto lo svolgersi degli avvenimenti, divenuti prevedibili già dopo i primi capitoli, quanto l’ambiente delineato dall’autrice. La dettagliata descrizione dell’arcipelago delle isole Farallon, gioiello selvaggio e inospitale al largo della costa della California, la violenza della stagione dei gabbiani, l’inquietudine dell’arrivo degli squali, la sovrabbondanza dei leoni marini e la spietatezza del loro istinto naturale, tutto ha contribuito a rendere questo romanzo intenso e a trasformarlo in un prisma dai mille volti. Quello che secondo me l’autrice vuole trasmettere al lettore non è tanto  il capire se c’è stato un colpevole, andando poi a scoprire la dinamica di un eventuale omicidio con i suoi moventi e con le sue false testimonianze, quanto infondere in chi legge il messaggio che tutti noi, umani e animali, in mezzo alla natura selvaggia finiamo per comportarci allo stesso modo. Sopravvivenza, abbandono, perdita. Quello che ci contraddistingue dagli animali è l’istinto. Il loro è innato, puro e per quanto spietato, governato da leggi che noi possiamo solo studiare e non comprendere appieno, mentre il nostro è guidato e dominato da ciò che determina il nostro io più profondo.
I biologi nel rifugio dell’isola studiano gli animali senza interferire nella loro vita, lasciando morire uno squalo ferito o facendo smarrire un cucciolo di leone marino al largo della costa. Allo stesso modo e forse, senza rendersene conto, i biologi si studiano a vicenda, osservando il comportamento di un branco di esseri umani adulti rinchiusi nei limiti naturali di una terra selvaggia, in cui anche una semplice passeggiata al tramonto può diventare fatale, dove i gabbiani possono davvero trasformarsi in assassini, molto più degli squali o delle onde impetuose dell’oceano. E cosa traspare alla fine di tutto? L’immensa fragilità umana. 
La similitudine che si crea è sconvolgente e a tratti pure destabilizzante. Come i biologi osservano e studiano senza interferire, così anche un qualcosa che sta sopra di noi, sopra tutto, sopra ogni cosa, ci osserva e ci studia, senza intromettersi nelle nostre decisioni. Ogni essere vivente è unico e tremendamente solo, forte dei legami che lo tengono ancorato a terra, ma abbandonato a se stesso.
Diciamo che L’isola del faro non è una lettura che consiglierei per le vacanze, perché a differenza di un comune giallo è il lato introspettivo e il costante paragone di cui poco fa vi ho parlato a prendere il sopravvento. Ma non appena le vostre vacanze saranno finite, quando incomincerete ad archiviare costumi da bagno, creme solari e lettini, vi consiglio di andare in libreria e di comprare questo libro. Sono tanti gli spunti di riflessione che offre. 




L'autrice



ABBY GENI si è laureata presso la Oberlin University e l’Iowa Writers Workshop (University of Iowa). Grazie ai suoi scritti si è aggiudicata il Glimmer Train Fiction Open e il Barnes & Nobles Discover Great New Writers 2016. Vive a Chicago. L’isola del faro è il suo romanzo d’esordio.




venerdì 1 giugno 2018

TUTTO QUESTO TI DARÒ Dolores Redondo Doppia Recensione


Entrare nella trama è stato facile. Lasciarsi ammaliare dal fascino della Galizia ancora di più. Rimanere impassibili di fronte allo scorrere delle scene e all'immancabile empatia nata dall'incontro con il protagonista è stato invece impossibile. Tutto questo ti darò è un lungo tremito di dolore, ingiustizia e bugie, nascosto dietro la pacatezza di una narrazione sapientemente studiata.

DeA Planeta
TUTTO QUESTO TI DARÒ 
Dolores Redondo

Traduzione a cura di Ascanio Temonte
Genere: Thriler  noir
Pagine: 576
Prezzo: 16.50€
Ebook: 9.99€
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Trama


Quando una coppia di agenti in divisa bussa alla sua porta, Manuel, scrittore di successo impegnato nella stesura del prossimo bestseller, intuisce all’istante che qualcosa di grave deve essere accaduto ad Álvaro, l’uomo che ama e al quale è sposato da anni. E infatti il corpo senza vita del marito è stato ritrovato al volante della sua auto, inspiegabilmente uscita di strada tra le vigne e i paesaggi scoscesi della Galizia, a chilometri di distanza dal luogo in cui Álvaro avrebbe dovuto trovarsi al momento dell’incidente. Sconvolto, Manuel parte per identificare la salma ma, giunto a destinazione, si ritrova presto invischiato in un intrico di menzogne, segreti e omissioni che ruota attorno alla ricca e arrogante famiglia d’origine del marito. Con l’aiuto di Nogueira, poliziotto in pensione dal carattere ruvido, e di Padre Lucas, il prete locale amico d’infanzia di Álvaro, Manuel indaga sulle molte ombre nel passato dei Muñiz de Dávila e sulla vita segreta dell’uomo che si era illuso di conoscere quanto se stesso. Serrato, sorprendente e ricco di atmosfera, Tutto questo ti darò è un thriller psicologico dalla sensibilità finissima, capace di indagare con la stessa lucidità le dinamiche del cuore e quelle – troppo spesso malate – della società.



Opinione di Charlotte


…Pensò che l’immagine di tre uomini che scoppiano a ridere non è poi così diversa da quella di tre uomini in lacrime.
Se siete alla ricerca di un thriller dinamico e adrenalinico, Tutto questo ti darò non è il romanzo giusto. Lento e suadente, il romanzo ha lo straordinario potere di avvolgere il lettore e di incantarlo insinuandogli la Galizia nel cuore e l' angoscia nell' animo, facendo in modo che se accorga solo  quando ormai ci è dentro fino al collo. Prendete un film di Özpetek dalla mirabile fotografia introspettiva , mescolatelo con un buon classico di Agatha Christie dall’ impostazione magistrale e amalgamate il tutto con influenze scure e visionarie “ alla Zafón”: otterrete un romanzo costruito su emozioni struggenti , il cui punto nodale è risolvere un enigma presente scavando nel passato di una famiglia curiosamente fragile e malassortita , nella doppia vita di una vittima dall’atteggiamento inspiegabile,  nel senso di colpa e nelle debolezze che albergano in ognuno degli amici e parenti comprimari.
Manuel è l’investigatore, ma anche la persona che subisce gli effetti più devastanti della perdita improvvisa e violenta. Coadiuvato da un poliziotto che ben presto si ritaglia un ruolo fondamentale nell’ indagine e nella vicenda personale di Manuel, lo scrittore vedovo si addentra nel passato recente di 
Álvaro e scopre una rete di menzogne sepolte in abissi non più inesplorati, alle quali tenta dapprima di sottrarsi, quindi di cercare una spiegazione : con altrettanta  intensità dinamica ed espressiva, al contempo egli intraprende un viaggio introspettivo finalizzato a recuperare l’emozione perduta, a comprendere la persona che aveva vicino e che  non aveva mai conosciuto  fino in fondo,  a distinguere fra  inganno e salvaguardia protettiva ,   a capire  come proseguire il cammino della propria esistenza  dopo essere rimasto solo e disorientato.
Il romanzo è  un susseguirsi di misteri,
di azioni imperdonabili, di memorie custodite gelosamente e svelate centellinandole e concatenandole ad arte come le note di una melodia;  l’ azione, lungi dall’ essere descritta superficialmente,  è accompagnata da uno scavo emotivo esasperato, in grado di  plasmare in maniera mirabilmente verosimile  i chiaroscuri delle  persone , dando così credibilità  a  confusioni e a reazioni controverse. Il tutto su di uno sfondo protagonista, costruito su  ambientazioni  di tale bellezza e  bruttezza, da stamparsi indelebili nella mente del lettore, suggellando la resa  di atmosfere ora visionarie, ora claustrofobiche, ora confortanti.
Crudele e meraviglioso, benevolo incantatore  o  spietato assassino, 
Álvaro è un avvincente e doloroso pretesto per parlare di una terra e delle sue tradizioni , dei divari sociali ,  del dualismo tra l' atteggiamento reazionario e superficiale  e quello moderno e scevro di pregiudizi , delle debolezze e delle grandezze  umane: non ultimo,     di rapporti di complicità e di avversione che si manifestano quasi inspiegabili tra persone apparentemente incompatibili. 



Opinione di Sybil


La certezza è soltanto un sollievo momentaneo, perché la verità è sempre enorme.

Avete presente quelle storie che con lenta pacatezza si impossessano di ogni più piccola parte del vostro cervello, assillandovi durante il giorno senza però aver bisogno di tenervi svegli la notte? Che si impongono nella vostra vita con l’andatura placida di chi ha voglia di farsi scoprire a poco a poco, dopo ogni battuta, senza fretta, ma con malcelato interesse? È di questo che voglio parlarvi oggi, di un romanzo che senza che me ne rendessi conto e senza peccare di presunzione, si è infiltrato sotto la mia pelle diventando per qualche settimana una costante della mia vita. Tutto questo ti darò è una storia complicata e intricata che porta con se il fascino decadente del lato più oscuro dell’esistenza umana, un mix letale di legami familiari, segreti, omissioni e pura crudeltà, il tutto condito da uno scenario quasi “adesivo” che ti si incolla addosso e non ti lascia più fino alle battute finali. Dolores Redondo ha scritto un romanzo straziante, dove i colpi di scena si susseguono non ad un ritmo incalzante bensì ad un'andatura lenta ed armoniosa in costante contrasto con quello che è il contenuto dei fatti che ci vengono di volta in volta narrati e questo dettaglio, a mio avviso è il vero punto di forza dell’intera storia. Ovviamente i protagonisti sono i padroni indiscussi della scena, vittime, peccatori, ignari passanti al cospetto di una vita così incasinata da destare sospetto anche in assenza di dubbi. Ciò che però, a mio avviso, ha reso la storia unica è il collage emozionale di cui ci rende partecipi, anche noi vittime di un gioco al massacro per nulla intenzionato a lasciare superstiti, almeno in apparenza. L’andatura dell’intera narrazione è impeccabile, un thriller davvero degno di nota, con gli indizi messi al punto giusto e una quantità di personaggi capaci di far impallidire anche un abile giocatore di Cluedo. Ma come dicevo poco fa non è questo a rendere speciale il romanzo. È l’abilità con la quale l’autrice riesce a descriverci lo stato d’animo del protagonista  a trasmettere la completezza emotiva della storia, delineando la sofferenza, lo smarrimento, l’incredulità, la rabbia e infine lo sgomento di Manuel. Chi era suo marito? Perché mai al momento dell’incidente che lo ha portato alla morte, si trovava in un luogo a lui ignoto? Rispondere a queste domande porta con se un pesante fardello per Manuel. Rispondere significa scoprire un lato oscuro della vita del marito, significa fare i conti con una verità marcia, significa scontrarsi con il ricordo ormai inquinato dell'unico amore della sua vita. 

Chiuse gli occhi per concentrarsi e captare ogni singola sfumatura di quell’aroma, destinato a svanire rapidamente tra i volgari effluvi emessi dal resto del mondo che, a raffiche, gli rubavano il miracolo di averlo lì con lui per un istante.




L'autrice





DOLORES REDONDO ha studiato Legge e ha lavorato nel mondo del business per anni prima di diventare scrittrice a tempo pieno. I suoi romanzi hanno venduto oltre 1.000.000 di copie nella sola Spagna e sono stati tradotti in 35 lingue. Con Tutto questo ti darò si è aggiudicata il Premio Planeta 2016, che ha venduto nella sola Spagna oltre 350.000 copie.



giovedì 17 maggio 2018

LASCIA DIRE ALLE OMBRE Jess Kidd Recensione

È difficile dire se i morti di Mulderrig concordino o no, fatto sta che cominciano a guardare cautamente fuori da finestre di stanze da letto o a scivolare lungo vialetti per poi fermarsi di colpo a fissare.
Perché i morti sono sempre vicini in una vita come quella di Mahony. I morti sono attratti dai confusi e inespressi, dai danneggiati e violati, da chi ha nella propria storia grosse crepe e lacune che i morti non vedono l'ora di colmare. Perché i morti hanno racconti di seconda mano da condividere, se solo gliene dai l'opportunità. 

Ho comprato questo romanzo attirata dal titolo, ho letto la trama e non ho esitato. Si è rivelata una scelta in sintonia con i miei gusti in fatto di storie dalla sottile ironia grottesca. Mi piacciono quelle trame capaci di lasciarti piacevolmente colpita col sorriso sulle labbra. Ora, lo so che parliamo di morti e di un romanzo "nero", ma qualche volta anche la cittadina più omertosa e dissoluta, nasconde anime con il senso dell'umorismo e un forte "spirito" civico. Una lettura che consiglio a chi abbia voglia di leggere qualcosa fuori dagli schemi e rimanere con un'espressione impagabile sul viso una volta chiuso. 


Bompiani

LASCIA DIRE ALLE OMBRE 
Jess Kidd

Traduzione di Sergio Claudio Perroni
Collana: Letteraria Straniera
Brossura con sovracopertina
Genere:  Narrativa
Pagine: 397
Prezzo: 19,00
Ebook:  9,99


Trama  

Quando Mahony, cresciuto in orfanotrofio a Dublino, torna a Mulderring, quattro strade e un pub sulla costa occidentale dell'Irlanda, porta con sé solo una foto sbiadita di Orla, la madre che non ha mai conosciuto, e l'ostinato desiderio di dissipare la cortina di bugie che avvolge il villaggio. Nessuno, vivo o morto, vuole raccontare cosa è successo più di vent'anni prima alla ragazzina che l'ha dato alla luce e poi abbandonato, eppure Mahony è certo che sono in molti a conoscere la verità. Un prete che assomiglia a una donnola, l'arcigna infermiera del villaggio, una banda di alcolisti sentenziosi, una caustica attrice imparruccata al di là del tramonto decisa ad aiutare Mahony infilando tra le pieghe dell'annuale messinscena un'indagine in piena regola: sono solo alcuni dei personaggi che animano una storia nera e grottesca, sovrannaturale ma più che mai umana, che avvolge e trattiene il lettore fino all'ultima pagina.



opinione di foschia75

Soddisfatta di aver scelto questo romanzo. Mi piace quando mi imbatto in storie fuori dal comune, capaci di far spuntare un sorriso per l'originalità e la grottesca ironia. 
Mulderrig è una cittadina che come un vortice risucchia le vite dei suoi abitanti, presenti e passati... Ops! Trapassati.
Tutto inizia quando in città giunge un ragazzo di ventisei anni in cerca della verità sul suo passato, in spalla lo zaino, in tasca una vecchia foto. Mahony vuole conoscere le sue origini, sapere che fine ha fatto la sua vera famiglia.
Il ragazzo è fortemente convinto che la madre non abbia mai lasciato la cittadina. Il suo arrivo scatenerà una reazione a catena che spingerà gli abitanti a erigere un muro di omertà. Cosa hanno tutti da nascondere?
Le uniche persone benevole e ospitali sono la signora Cauley e la sua pseudo badante Shauna, che si prenderanno cura di Mahony e lo aiuteranno nelle ricerche. Insieme a loro una sconclusionata banda di fantasmi che all'occorrenza soffieranno all'orecchio di Mahony per aiutarlo nell'indagine.
Lascia dire alle ombre è un romanzo "nero" e grottesco, permeato da quella sottile ironia che sdrammatizza il nostro approccio alla morte. C'è un mistero da risolvere, la scomparsa di una ragazza, il passato scomodo che torna a tormentare vivi e morti.
Mahony è una ventata di gioventù e fascino per le donne annoiate di Mulderrig (e anche un po' frustrate), al contempo è una seria minaccia per chi sa cosa è successo ventisei anni prima. Tra claudicanti indagini e messe in scena teatrali e non, la triste e amara verità verrà a galla lasciando il protagonista in balia di emozioni contrastanti.
Quello che colpisce il lettore fin dalle prime pagine è l'atmosfera nella quale è immersa Mulderrig, l'indolenza di una cittadina isolata che nasconde peccati e peccatori, violenza e sopraffazione, il tutto narrato con una punta di ironia magistralmente intrecciata con una leggera spolverata pulp.
Insomma una perfetta scenografia cinematografica, magari impreziosita da una pellicola dai toni cupi e color seppia.
Un romanzo chiaro scuro che immerge il lettore in un'indagine davvero grottesca, una lettura piacevole a tratti divertente che ci restituisce la sensazione di amarezza che le vicende irrisolte lasciano in chi ne viene sfiorato.


L'autrice



Jess Kidd insegna scrittura creativa ad adulti e ragazzi. Vive a Londra con la figlia. Lascia dire alle ombre è il suo primo romanzo.