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giovedì 6 aprile 2017

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO Carmen Pellegrino Recensione

Lulù aveva cinque anni quando Giosuè le spiegò le cose intorno ai corsi d'acqua, come a prepararla a una vita sulle sponde, meglio di un salice. Cominciò dalla sorgente di montagna, quel punto di terra aperta dove nasce il fiume, piccolo e esitante; poi i primi movimenti, all'inizio con l'andatura incerta, i passi corti e dondolanti; quindi via veloce verso valle, la robustezza conquistata a ogni braccio, l'alveo scavato con decisione e la certezza delle acque, anche nel momento di magra. Le parlò della memoria delle piene, riferendosi agli argini. 

Leggere questo romanzo mi ha fatto sentire la minuscola goccia nel fiume emozionale dell'esistenza. Carmen Pellegrino ha il potere di mettermi soggezione per l'immensità delle emozioni che lascia tra le righe. Vi sfido a leggere più volte un suo romanzo e trovarci gli stessi messaggi. Se dovessi scrivere tre recensioni a distanza di tempo, sarebbero sempre diverse. I suoi romanzi sono difficili da "arginare", le emozioni trasmesse difficili da "imbottigliare". 


Giunti

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO
Carmen Pellegrino

Collana: Scrittori Giunti
Genere: Narrativa
Pagine:  240
Prezzo: 16,00
Ebook:  9,99


Trama


"Se mi tornassi questa sera accanto", memorabile incipit della poesia "A mio padre" di Alfonso Gatto, è il secondo libro di Carmen Pellegrino che racconta il delicato rapporto tra padre e figlia. Un romanzo sulla distanza, a volte abissale, che può esserci tra gli esseri umani, specie se si sono amati. Giosuè Pindari - uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico - scrive lettere alla figlia Lulù, che se ne è andata e non dà più notizie di sé, e le affida alla corrente del fiume, arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo il fiume, con le sue piene improvvise, sa sempre come arrivare a destinazione. In quella distanza vive Lulù che d'un tratto, dalle sponde di un altro fiume - dopo l'incontro con Andreone, l'uomo "leggero" che aspetta la piena - è come se rispondesse alle lettere paterne, seguendo la corrente.


opinione di foschia75

Ho paura di Carmen Pellegrino.

Ho letto il suo secondo romanzo ormai quasi un mese fa e non sono riuscita a esprimere il mio pensiero, troppo inquieta davanti alla vastità che questo libro contiene, impossibile da spiegare in una sola opinione. Per due notti ho fatto fatica a prendere sonno, con l'idea fissa del fiume, di quello scorrere sempre nella stessa direzione, senza possibilità di tornare indietro, come la vita di ognuno di noi. Se mi tornassi questa sera accanto è un capolavoro, qualcosa che rimarrà impresso nella mia immaginazione, un viaggio nel proprio animo attraverso tre personaggi graffianti, incisivi come le pietre trascinate dalla corrente che lasciano il segno sul fondo del fiume e sui suoi argini. 
Fiume, argini, flusso, tutto in questa narrazione riconduce alla nuda e cruda esistenza dell'essere umano che, nasce, cresce, soffre nelle tortuose pieghe dell'esistenza e infine si lascia andare alla foce della vita, trascinandosi dietro i rimpianti.
Giosuè, il padre di Lulù affida alla corrente del fiume i messaggi in bottiglia, nella speranza che arrivino alla figlia; missive che altro non sono se non la ricerca di un alibi ai propri errori, un carico di rimpianti a dare il giusto peso al contenitore affidato al suo destino nel flusso della vita.
Noi siamo in fondo la famiglia nella quale nasciamo e cresciamo, possiamo andare fino all'altra parte del mondo, ma il richiamo ancestrale del nostro "letto del fiume" rimane immutato per tutta la vita.
Quante similitudini con la propria vita, si possono trovare nei romanzi di Carmen Pellegrino, in fondo siamo tutti gocce di fiume, trascinate nel vortice della vita che ci spinge prima placidamente quando veniamo al mondo, per poi via via trascinarci in un crescendo di impetuosi avvenimenti ai quali la maggior parte delle volte non possiamo ribellarci risalendo la corrente. A volte siamo salmoni, a volte trote, a volte combattiamo fino allo stremo, a volte ci lasciamo trascinare consenzienti.
Lulù è quella giovane foglia trascinata lontano dal fiume, ha lasciato la sua casa e soprattutto la sua famiglia, apparentemente senza rimpianti fino a quando non arriva a valle.
Giosuè si "aggrappa alla bottiglia" come ancora di salvezza, come trasparente confessionale che custodisce una vita di sogni infranti e aspettative talmente grandi da toccare l'utopia ne L'ignoto ideale.
E Nora, la figura più carismatica e silenziosa del romanzo. Mi sono ritrovata a cercare ogni singola frase che raccontasse di lei, della sua gabbia emotiva, del suo microcosmo all'apparenza deserto e invece popolato dalla vita di altre persone con le quali, nonostante la malattia, e in barba alla solitudine reale dei suoi familiari, intesse dialoghi densi di esistenza. 
Nora che vive in un limbo, Nora che vede i chiaro scuri, Nora che scrive con il limone e mette la figlia davanti allo specchio, come Carmen fa con i suoi lettori, restituendoci quel riflesso di noi così scomodo e inviso. 
Non posso che ringraziarla, perchè farmi capire qual è la vera misura dell'essere umano di fronte alla vita e al suo corso senza ritorno, mi apre gli occhi su una delle cose di cui non ci libereremo mai: i rimpianti, con i quali si può scegliere di convivere nel miglior modo possibile.




L'autrice




Carmen Pellegrino ha scritto saggi di storia e racconti. Da qualche anno si occupa di luoghi morti rimorti e scampati, borghi, case, stazioni, teatri, luna park abbandonati. Anche di uomini e donne che la storia non ricorda. Nel tempo libero partecipa a funerali di gente sconosciuta. Cade la terra è il suo primo romanzo.


La mia umile opinione su CADE LA TERRA

venerdì 10 marzo 2017

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA (e di un fiore appena sbocciato) Virginia Bramati Doppia Recensione

Abbiamo atteso ma ne è valsa assolutamente la pena!
Tutta la nostra impazienza è stata ripagata da una lettura intensa e inaspettata.
Un romanzo soggetto a più chiavi di lettura, uno scrigno di emozioni, la storia di una giovane donna alla ricerca del suo posto nel mondo. Una punta di giallo a stemperare tinte più "riflessive".
Due recensioni: poiché, come puntalmente accade, il romanzo ci ha restituito emozioni e sensazioni  differenti. 




GIUNTI NARRATIVA



TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA
(e di un fiore appena sbocciato)
Virginia Bramati

Collana:
Genere: Narrativa
Pagine: 240
Prezzo: 14,90
Ebook: 5,90 il primo mese



Trama


«Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti, sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward»: Agnese è così, una ragazza esuberante, autonoma, in­sofferente verso il principio dell'«ogni cosa a suo tempo»… 
Ma improvvisamente, ecco che la vita prende una piega terribilmente dolorosa e la scaraventa dal centro di una metropoli che non dorme mai a una grande casa lungo un fiume, lontana quanto basta per essere immersa nei ritmi lenti e immutabili della campagna. Non solo: quando l'inverno finalmente è alle spalle e tutto sta per sbocciare, si ritrova sola, con un esame importante da preparare e solo il ronzio delle api a farle compagnia. 
Impulsiva come sempre, Agnese non si arrende e riesce ugualmente a riempirsi le giornate con tutto ciò che non dovrebbe fare… fino a che dalle pagine di un libro non spunta un piccolo dono prezioso: una bustina di semi di Impatiens, la pianta i cui fiori rosa hanno il potere di curare le ferite dell'anima e insegnare l'ascolto e l'armonia. 
Sullo sfondo di una campagna lombarda sorprendente e rigogliosa, non lontano dal magico borgo di Verate che le sue lettrici hanno imparato ad amare, Virginia Bramati ci regala ancora una volta una protagonista adorabile, piena di vita, alle prese con un mistero da risolvere, un esame da superare e soprattutto con il compito più difficile: scoprire che la felicità è molto più vicina di quanto pensiamo, se solo sappiamo rallentare e guardarla negli occhi.




Opinione di Charlotte


Questa volta la penna e lo sguardo di Virginia Bramati non spaziano solo su   Verate, ma   vanno  a  raccontare paesaggi e personaggi  in una frazione di frazione di frazione dell' ormai nota, concreta  quanto inesistente  località lombarda. A Terzi  sono accentuate le componenti provinciali tra il bucolico e l’ irritante, Terzi diviene terreno fecondo in cui seminare gags, siparietti, malumori,  attraverso  cui  l’ autrice esprime tutto il suo affetto  e sfoga tutta la sua ironia su una mentalità paesana dal sapore  retrò:  con tutte le connotazioni positive e negative, sottilmente e lucidamente comiche  che ne derivano.
I personaggi raccontati da Virginia ricalcano e amplificano  i suoi schemi consueti. La ragazza pulita e grintosa, il medico che fa innamorare la lettrice al primo informale consulto, l’ amico del cuore nerd dall' aspetto inquietante, la zia perbenista,  il parroco misogino, il nobile anzianotto,  il tennista narcodipendente,  sono elementi che vanno a comporre un quadro pittoresco, accattivante, spiritoso e assolutamente plausibile,  all' interno del quale la storia d’ amore è importante ma non unico scopo;  a beneficio   di  una narrazione a tuttotondo giocata sulla coralità, sull' ambientazione ben delineata e imprescindibile, sull' analisi leggera nei toni, ma approfondita nella sostanza , di vizi e virtù di una variegata umanità.
In linea con questa flessibilità,  l’ intreccio di Tutta colpa della mia impazienza  si  fa ben più complesso che nei precedenti romanzi,  rinvigorito da elementi gialli , ingentilito  da descizioni naturalistiche che sono pura poesia,  rabbuiato da elementi tristi: il  continuo rimpallo del lettore tra passato e presente di capitolo in capitolo, contiene tantissime sfumature ( con citazione anche di  quelle! ) e sfocia negli stati d’ animo più disparati, da assaporare con lentezza -  senza impazienza! - ben sapendo che dopo una sequenza di trasporto emotivo è facile incappare in risate spontanee e liberatorie.
Si ride a crepapelle come sempre,  con la Virginia di oggi, travolti da un umorismo arguto giocato sulla ricchezza lessicale e la verve naturale che ella possiede anche nella vita reale:  e ci si commuove anche , e tanto,  identificandosi    con dolori profondi  e ordinarie inquietudini che  bene o male  attraversano    un po’ tutti  ,e che spesso  rischiano di travolgere i nostri animi. Ma uno degli aspetti di Virginia che io apprezzo maggiormente è quello di  individuare il lato positivo anche nelle situazioni oggettivamente più tragiche:la levità la distingue persino  quando parla di perdita, di morte, di solitudine. Per il lettore  questo aspetto ha un effetto estremamente catartico : trovarsi a ridere, a godere della bellezza di una  natura emotivamente partecipe a gioie e tormenti, o della spontaneità di un rapporto interpersonale  anche nei momenti della vita più bui,  è consolatorio e benefico .
In linea con la spontaneità e la tenerezza onnipresenti,  la storia d’ amore è delicatissima e profonda:   non è fatta di spasmi al ventre a prima vista, ma germoglia e cresce sull’ innocenza, sullo sbilancio iniziale della coppia, accostato ad un affiatamento indiscutibile e palpabile tra le righe:   il suo sviluppo avviene parallelamente a quello della personalità di una giovanissima Agnese , alle sue esperienze  ancora da compiere , ai suoi sogni ancora da realizzare.  Dando voce alla vita che scorre , insomma, come la nostra,  osservata e accompagnata  costantemente dalle persone vicine non sempre gradevoli, non sempre sgradite, ognuna importante a modo suo  nel comporre tasselli chiari o scuri della nostra esistenza. E anche  l' amore, in controtendenza con i cliché imperversanti, va assimilato, gustato, aspettato:   senza impazienza. 



opinione di foschia75

Il più bel romanzo di Virginia Bramati

Leggendo il punto di vista di Charlotte, mi rendo conto ancora una volta che è possibile leggere due romanzi con lo stesso titolo. Noi abbiamo la grande fortuna di entrare intimamente nei libri, ma qualche volta è il libro a entrare nella nostra sfera personale, quando succede e ci coglie impreparati, il risultato è una visione molto diversa del contenuto. Ma in fondo è questo il motivo per cui leggiamo, per "ritrovarci" seppur ogni volta in modo diverso.

In Tutta colpa della mia impazienza ho trovato un romanzo "maturo", come contenuti e come stile. Ho percepito una "svolta" nella scrittura dell'autrice e nelle emozioni contenute nella storia, più disincantate e veriste.
Nei precedenti romanzi verso i quali nutro un profondo sentimento affettivo, mi ero abituata all'ironia e alla frizzantezza delle protagoniste femminili, in questo nuovo romanzo ho trovato una giovane donna che sta lasciando in modo brusco, il multicolore (e musicale) mondo dell'adolescenza per immergersi in quello meno roseo dell'età adulta. Quale miglior modo di affacciarsi a quest'età se non con una grande perdita? Magari accompagnata da esigenze logistiche che costringono la protagonista a trascorrere l'estate in un paesino sperduto nelle campagne dell'hinterland milanese?
La sua iniziale malinconia ha fatto sì che entrassi naturalmente, e immediatamente, in empatia con Agnese, riportando a galla emozioni molto simili che avevo pensato di aver chiuso a doppia mandata nei cassetti dei ricordi. Entrare così visceralmente nell'animo di un personaggio è qualcosa che spiazza, che ci coglie impreparati, soprattutto quando leggi un romanzo che non ti aspetti, che immagini ironico e sbarazzino e invece si dimostra un concentrato di stagioni della vita e del cuore.
Tutta colpa della mia impazienza è una storia piena di vita, di aspettative, di sogni e speranze, nonostante la malinconica foschia iniziale dalla quale Agnese (come tutte le donne) si affrancherà per seguire un ideale "femminista" e un sentimento nuovo che cresce dentro di lei come un piccolo germoglio destinato a mettere radici.
Non siamo più davanti al divertente Rosa veratese, ma a un pregevole e magistrale romanzo di formazione, che ci presenta una protagonista in cerca del suo posto nel mondo e di un'ideale da perseguire (seppur all'apparenza banale) per tenere a bada il dolore e accettare l'entrata nel mondo degli adulti.
Ma il nuovo romanzo di Virginia Bramati va oltre le storie dei personaggi, contiene tante briciole di saggezza per tutti i lettori "Pollicino" che vorranno cercarle. Fini e incisivi riferimenti alla letteratura, seppur toccando estremi "diabolici", saranno il "cibo della mente" di alcuni personaggi e perchè no di nuove solide amicizie. Credo che questo amore per la cultura e la lettura che l'autrice ha lasciato tra le pagine, sia anche il sentiero che mi ha portato a lei in questi anni.
Infine (perchè rischierei di tenervi qui per ore, invece dovete andare a prendere Virginia in libreria!), il pizzico di colore in più, che l'autrice ha aggiunto per equilibrare il tutto, è il giallo che si mescola al tenue rosa, restituendoci un'indagine al femminile che rende questa storia assolutamente perfetta, da rileggere nel tempo... E infine sorridere.
Per la prima volta non ho cercato la storia d'amore, la mia attenzione era tutta rivolta a una giovane donna alla ricerca di se stessa.
Tutta colpa della mia impazienza è un invito a rialzarsi ogni volta che cadiamo, a vedere il bicchiere mezzo pieno, a sorridere nonostante tutto.



L'autrice




Virgina Bramati vive e lavora a Milano. Ha esordito in rete, con un ebook che si è presto trasformato anche in un libro di carta: Tutta colpa della neve (e anche un po' di New York) (Mondadori 2014) poi seguito da Meno cinque alla felicità e E se fosse un segreto?. Tutti i suoi romanzi ruotano intorno al piccolo, verdeggiante borgo di Verate, in Brianza: un luogo immaginario eppure più che mai verosimile, destinato a diventare per le sue protagoniste un vero luogo del cuore. 


LE NOSTRE RECENSIONI





Un sentito GRAZIE alla GIUNTI per averci inviato il libro
GRAZIE a Francesca per l'entusiasmo e la fiducia
GRAZIE alle blogger che hanno condiviso con noi il blog tour
GRAZIE di cuore a Virginia... Per tutto.





sabato 4 marzo 2017

BLOG TOUR TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA Prima tappa Il mondo di Virginia Bramati e presentazione romanzo

È con grande emozione che diamo il via alle danze per l'imminente uscita dell'atteso nuovo romanzo di Virginia Bramati. Non abbiamo mai nascosto l'amore verso i suoi romanzi e la grande amicizia che ci lega. Siamo felici di tagliare il nastro presentando la sua nuova magistrale storia, sicure di ciò che vi attende per averla letta e vissuta con ogni fibra del nostro essere. 
Oggi siamo qui a parlare di quello che Virginia ha saputo creare in questi anni condividendo atmosfere e sentimenti con i suoi lettori, inserendo i suoi credibili personaggi in contesti realisticamente riconducibili a una quotidianità di provincia. Con questo romanzo si apre una nuova serie sulle ragazze di Verate.




GIUNTI NARRATIVA




BLOG TOUR
TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA

Prima tappa

Il mondo di Virginia Bramati
Presentazione del romanzo






Perché, nonostante tutto, l'amore vero
 merita tutta la nostra impazienza




Tutta colpa della mia impazienza 
(e di un fiore appena sbocciato) 
sarà nelle librerie e sugli store online
dall'8 Marzo.

#1 Le ragazze di Verate
Collana: A
Genere: Narrativa
Pagine: 240
Prezzo:  14,90
L'Ebook sarà in offerta a 5,99 per tutto il primo mese


Trama



«Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti, sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward»: Agnese è così, una ragazza esuberante, autonoma, insofferente verso il principio dell'«ogni cosa a suo tempo»… 
Ma improvvisamente, ecco che la vita prende una piega terribilmente dolorosa e la scaraventa dal centro di una metropoli che non dorme mai a una grande casa lungo un fiume, lontana quanto basta per essere immersa nei ritmi lenti e immutabili della campagna. Non solo: quando l'inverno finalmente è alle spalle e tutto sta per sbocciare, si ritrova sola, con un esame importante da preparare e solo il ronzio delle api a farle compagnia. 
Impulsiva come sempre, Agnese non si arrende e riesce ugualmente a riempirsi le giornate con tutto ciò che non dovrebbe fare… fino a che dalle pagine di un libro non spunta un piccolo dono prezioso: una bustina di semi di Impatiens, la pianta i cui fiori rosa hanno il potere di curare le ferite dell'anima e insegnare l'ascolto e l'armonia. 
Sullo sfondo di una campagna lombarda sorprendente e rigogliosa, non lontano dal magico borgo di Verate che le sue lettrici hanno imparato ad amare, Virginia Bramati ci regala ancora una volta una protagonista adorabile, piena di vita, alle prese con un mistero da risolvere, un esame da superare e soprattutto con il compito più difficile: scoprire che la felicità è molto più vicina di quanto pensiamo, se solo sappiamo rallentare e guardarla negli occhi.



L'autrice




Virgina Bramati vive e lavora a Milano. Ha esordito in rete, con un ebook che si è presto trasformato anche in un libro di carta: Tutta colpa della neve (e anche un po' di New York) (Mondadori 2014) poi seguito da Meno cinque alla felicità e E se fosse un segreto?. Tutti i suoi romanzi ruotano intorno al piccolo, verdeggiante borgo di Verate, in Brianza: un luogo immaginario eppure più che mai verosimile, destinato a diventare per le sue protagoniste un vero luogo del cuore.

LE NOSTRE RECENSIONI:







Dal 4 al 9 Marzo



Regolamento


1. Iscrizione a tutti i blog che aderiscono al blogtour
2. Commentare tutte le tappe rispondendo alla domanda che troverete alla fine di ogni post.
3. Condividere pubblicamente tutte le tappe.
4. Piacizzare la pagina facebook dell'autrice (QUI).

Il giveaway scade il 10 marzo alle 12.00

In palio tre copie del romanzo con dedica










Vi ricordiamo il breve racconto gratuito
 scaricabile da Amazon (QUI)


Un piccolo racconto di Virginia Bramati per avvicinarsi al mondo delle Ragazze di Verate. 
Contiene l'anteprima di Tutta colpa della mia impazienza, il nuovo libro della serie. 


Adesso dulcis in fundo...

Il mondo di Virginia Bramati
attraverso le bellissime parole
 della nostra Charlotte

Seguiamo Virginia dal suo debutto come autrice self: libro dopo libro,  ci siamo  innamorate delle sue storie sempre più articolate, dei suoi personaggi sempre più complessi. E naturalmente del microcosmo Verate che inquadra  ogni vicenda, e  che come nei libri di Camilleri assume un’identità propria finendo per avere dignità e spessore di personaggio, e per costituire filo conduttore che piacevolmente si ritrova  da un libro all’altro come un vecchio e affidabile  amico. 
Verate è un luogo immaginario ma perfettamente plasmato, tanto che sembra di poterlo individuare su Google Maps: si trova alla periferia di Milano, e per abitudini (un po’ retrograde), mentalità (alquanto ristretta) svaghi (pressoché inesistenti)  fa da contraltare alla metropoli, alla vita mondana, all’atteggiamento glamour tanto estraneo, osteggiato e canzonato dalle donne di Virginia . Se da una parte l’autrice sistematicamente ironizza su questa provincia lombarda bigotta, pettegola,campagnola, dall’altro lato traspare tutto l’affetto per l’altra sua faccia: quella più autentica, che tanto offre in quanto a bellezza  naturale, tradizioni locali, spontaneità, immediatezza delle azioni e dei rapporti interpersonali. 
Contenitore di misteri e tormenti, custode di memorie e di sentimenti puri, Verate è l’universo piccolo eppur dalle immense potenzialità da scoprire e da amare, in cui convivono tutte le anime di Virginia: quella romantica e quella spumeggiante, quella seria e quella arguta, che tutte insieme compongono le sue storie dalla cifra stilistica unica, genuina e irresistibile. Personalmente, da settentrionale di provincia, leggendo di Verate mi ritrovo sistematicamente nei suoi abitanti benpensanti, attenti al giudizio altrui ma fondamentalmente dal cuore d’oro: individui come ne trovo tutte le mattine dal panettiere o al bar.  
E naturalmente, Verate è il luogo ideale per innamorarsi degli uomini di Virginia: i suoi professionisti, i suoi medici  sexy, rassicuranti e molto a modo, in grado di arginare il fiume in piena di protagoniste maldestre, spontanee, fuori dagli schemi e argute. Donne che da Verate fuggono, in cerca di stimoli e inseguendo miraggi di realizzazione personale, e che a Verate, ai suoi limiti, alle loro radici, tornano con un bagaglio di esperienze più o meno felici e la consapevolezza di avere ritrovato il proprio posto nel mondo. 



In ogni tappa ci sarà una domanda per voi lettori.

Questa è la nostra:

I suoi personaggi potrebbero dare tutta la colpa a Virginia.
E voi, a chi (o a cosa) date la colpa del vostro Amore?


Mi raccomando ricordatevi di rispondere nei commenti 
a questa domanda e seguire le poche e semplici regole del blog tour


Domani sul blog:

Seconda tappa
L'intervista ai personaggi



sabato 16 luglio 2016

CERCANDO L'ONDA Christopher Vick Recensione

Ancora oggi mi stupisco del richiamo di un libro. E' una cosa difficile da spiegare, una sensazione, un'emozione. E finora mi sono sempre lasciata trasportare da questo strano canto. 
Cercando l'onda si è rivelato molto di più di quanto mi sarei aspettata, e come per Ho lasciato entrare la tempesta, mi ha preso il cuore e l'ha fatto battere, forte. Questa è la storia di un sedicenne che ha voluto sfidare il mare, la vita stessa, e l'ha potuto raccontare. Questa è la storia di un'amicizia intensa e emozionante, di un amore struggente e dell'onda perfetta. Come il delfino di Bambaren, Sam andrà alla ricerca della sua onda, del suo "branco" e della consapevolezza che la vita si cavalca, anche quando ti butta malamente a terra. 



GIUNTI  


La paura fa sembrare
il lupo più grande

CERCANDO L'ONDA
Christopher Vick

Traduzione di Alessandra Orcese
Collana:  Waves
Genere: Narrativa YA
Pagine: 382
Prezzo: 14,00
Ebook: 8,99




Trama

È Sam, appena arrivato dall'immensa Londra in un cottage sulle scogliere selvagge e meravigliose della Cornovaglia, a raccontarci la storia. L'ultima volta che era stato lì aveva quattro anni, il giorno in cui suo padre aveva perso la vita in una tempesta. Sam è esperto di fisica e meteorologia, sa bene come si forma un'onda, ma niente può prepararlo a ciò che la vita gli riserva nei prossimi mesi, all'attrazione irresistibile per Jade, l'inquieta e spericolata surfista sua vicina di casa, alla passione per il surf che travolgerà lui stesso. Jade insegue un'ossessione: quella di trovare e cavalcare un'onda enorme, come quella leggendaria immortalata in una cartolina del 1916, tra un gruppo di scogli che nessuno ha saputo più trovare. E mentre l'autunno foriero di tempeste si avvicina, la storia monta come un'onda profonda verso un finale mozzafiato.



opinione di foschia75


 E abbiamo la possibilità di essere quell'onda, di bruciare la nostra energia per un attimo. E forse non c'è nessun dio a vegliare su di noi. E magari quando ce ne andiamo, ce ne andiamo e basta. Ma abbiamo comunque vissuto, non è così? In quello che abbiamo fatto e nei ricordi delle persone. Alla fine anche quei ricordi se ne vanno. Stelle trasformate in sabbia e lavate via. è tutto qui. Ed è abbastanza. 



Quando ho iniziato a leggere questo romanzo, mi ero fatta un'idea diversa, avevo pensato che i protagonisti fossero adulti, invece mi sono ritrovata a leggere di un gruppo di ragazzi tra i sedici e i diciotto anni, e la cosa mi ha fatto ancor più piacere perché mi sono immersa immediatamente nelle dinamiche di questa età, percependo il desiderio di Sam di appartenere a un gruppo, anche andando contro i suoi principi e i suoi limiti.
Per Sam, appena arrivato in Cornovaglia, è un nuovo inizio, una pagina bianca su cui scrivere la sua inattesa vita "no limits". Presto si renderà conto che proprio lì in quel piccolo paesino il presente e il suo passato sono legati indissolubilmente, e che proprio il mare è quel legame forte e traditore che lo tiene avvinto come un richiamo ancestrale.
Ciò che farà nei mesi successivi, sarà legato all'attrazione per la sua vicina di casa Jade, e il suo desiderio di fare colpo su di lei. Non importa se sarà necessario infrangere le regole stabilite dalla madre, non importa se dovrà faticare per essere accettato dal "branco" di surfisti con i quali esce Jade. Lui vuole che lei sappia che esiste, che è coraggioso e che può sfidare il mare e le onde.
Nasce così la sua insana passione per la tavola da surf e la ricerca dell'onda perfetta. Prima come sfida contro se stesso, poi una vera e propria ossessione... Che esigerà un prezzo.
Sam vuole far parte del branco, e non esiterà a passare dei guai pur di essere accettato, soprattutto da Jade. Hanno un sogno in comune: cavalcare l'onda perfetta alle Corna del Diavolo, una zona di mare in mezzo a tre isole, dove le onde si infrangono potenti, solo una volta all'anno, durante una tempesta violenta.
Nell'attesa di poter sfidare l'oceano, Sam trascorrerà le sue giornate tra la scuola, lo studio e il surf, dovendo gestire il suo rapporto precario con la madre che non nutre la stessa fiducia e passione nel mare, perchè proprio il mare le ha portato via ciò che amava di più.
Una storia bellissima ed emozionante, dove il protagonista diventa il simbolo del viaggio e della crescita di chiunque di noi, la ricerca del proprio posto nel mondo, e la dura consapevolezza che le sfide esigono spesso un prezzo, che il mare è un avversario tra i più traditori, e che non è mai saggio sfidarlo.
Una storia d'amore toccante e delicata, fresca e ingenua come l'età dei protagonisti. Un viaggio iniziatico attraverso gli occhi e le emozioni di un ragazzo che è pronto a sfidare se stesso e superare i propri limiti pur di provare almeno una volta l'euforia di essere più "grande" della paura.
Questo romanzo è un concentrato di emozioni, una più intensa dell'altra, è un diario di viaggio attraverso le nostre paure e quello che siamo disposti a fare per esorcizzarle.
Una storia che ti trascina inevitabilmente nel vortice delle emozioni.



L'autore





Christopher Vick coltiva da anni una straordinaria passione per il mare: impegnato professionalmente nel settore della conservazione dell’ambiente e della fauna marini, nel tempo libero gira il mondo sfidando le onde con la tavola da surf.
Ha firmato articoli sulla mitologia e su temi legati alla conservazione marina su varie riviste, oltre a pubblicare un volume sulle leggende della Cornovaglia. Dopo aver frequentato il prestigioso master di scrittura creativa di Bath ha scritto il suo primo romanzo, Cercando l’onda, dove non potevano mancare i due elementi che più ha a cuore: il surf e le selvagge coste della Cornovaglia.




venerdì 13 marzo 2015

CADE LA TERRA Carmen Pellegrino Recensione

Sapete cosa è Carmen Pellegrino prima che una scrittrice? E' un' Abbandonologa di professione. Per l'esattezza la prima in Italia, quella per cui la Treccani ha coniato il termine. In realtà il termine lo ha inventato un bambino, per caso, come solo i bambini sanno fare. Poi è diventato un neologismo. Cosa fa un' Abbandonologa?
"Chi perlustra il territorio alla ricerca di borghi abbandonati, edifici pubblici e privati in rovina, strutture e attività dismesse (luna park, orti, giardini, stazioni, ecc.), di cui documentare l'esistenza e studiare la storia". (cit. vocabolario treccani.it).
Da questa sua passione/mestiere, Carmen ha tratto un romanzo difficile da dimenticare, di quelli che albergano nell'immaginario per giorni, proprio come i suoi personaggi albergano  nelle dimore che lei ha creato ispirandosi a luoghi realmente esistenti.
Un romanzo, un viaggio introspettivo, che scava a fondo nell'animo di chi lo legge, che pone degli interrogativi personalissimi, che spinge il lettore a rallentare, fermarsi, chiudere gli occhi e riflettere sulle cose terrene e non.
Cerco di afferrare il messaggio di questo romanzo, ma non ci riesco totalmente, e il suo potere mi affascina ancora di più. 


GIUNTI

Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l’ora esatta.

CADE LA TERRA
Carmen Pellegrino

Collana: Narratori Giunti
Genere: Narrativa 
Pagine: 220
Prezzo: 14.00
Ebook: 8.99


Trama

Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire.
Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.
Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di “nati morti” che si tormenta nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto.
"Cade la terra" è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di “vinti”, anime solitarie a cui non si riesce a dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di “cibi grossolani”. Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.
Ma c’è orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D’Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto riscacciato in gola, la presa d’atto dell’impossibilità d’ogni epica.



Opinione di foschia75


Non sono davvero all'altezza di spiegare ciò che ho letto, sfugge a qualsiasi mia possibilità.

Ho immaginato il vecchio olmo in cima al paese, le donne curve che salgono la china sotto il peso delle gerle, il banditore col suo corno latore di buone nuove... e poi l'edera che colonizza le crepe, gli scuri che resistono sull'ultimo cardine. Ad Alento c'è più vita di quanta se ne possa immaginare, chiudi gli occhi e comincia ad ascoltare... col cuore.

Ho lasciato scorrere le pagine per giorni, come scorrono le gocce sulle foglie durante un temporale, portandosi dietro i pensieri di chi le osserva, prendendo tutto il tempo di cui ha bisogno. Cinque giorni per un romanzo che si potrebbe leggere in due sere. Ho cercato di metabolizzarlo il più possibile senza mai riuscire a "domarlo". Adoro quando un romanzo diventa un viaggio introspettivo, quando mette alla prova tutto il mio modo di leggere e assorbire. Leggendo i ringraziamenti ( vi assicuro che sono un romanzo nel romanzo!), mi ha colpito molto l'ammirazione dell'autrice per Il giorno del Giudizio di Salvatore Satta, romanzo letto già due volte e ancora non dipanato del tutto. Questa citazione mi ha fatto molto riflettere su Cade la terra, sullo schiudersi e richiudersi a tratti, come farebbe un fiore dall'alba al tramonto. Dietro le storie degli abitanti di Alento, c'è molto, molto dell'animo umano, del suo vivere e morire, dell'egoismo emotivo di chi resta e del senso di liberazione di chi se ne va. Ci sono dei passaggi che ho riletto più volte, perchè sono così incisivi e profondi da far riflettere e forse spaventare chi, non si rende davvero conto di quanto rimaniamo avvinghiati a ciò che resta di chi abbiamo perso. Allora ho visualizzato l'edera, capace di colonizzare pietre, ruderi, fessure sui muri, caparbia,  resistente alla mutevolezza del tempo e dell'ambiente. Molti di noi sono come quell'edera, altri sono come i fili d'erba tra i sassi... la prima resiste a oltranza, gli ultimi vivono e muoiono a seconda delle stagioni. L'edera è quella pianta che vive dove tutto è, o sembra abbandonato, non si capisce dove prende ciò che la sostenta, ma caparbia vive e si attacca, come fanno le persone che restano e sopravvivono dopo aver perso una persona cara. Quante similitudini in questo romanzo, quanti passaggi nei quali trovare molto delle nostre esistenze. Ho provato a chiudere gli occhi, immaginare Alento o qualsiasi altro paese abbandonato, ho immaginato di amplificare i sensi, ho sentito le cicale, le fronde degli alberi pettinate dal vento, qua e là una pietra che cade, uno scuro che cigola sul cardine, una porta che lievemente scricchiola.
Cade la terra è una possibilità di fermarsi, rallentare, pensare e ricordare. Mi vengono in mente davvero tanti pensieri ed emozioni, dalle più fisiche alle più introspettive. Forse perchè mi rendo conto che ci vuole davvero tanto tempo per lasciare andare chi si ama e non c'è più, e allora ci si attacca morbosamente alle sue cose, per anni, fino a quando non si fa propria la consapevolezza che non si smette mai di amare perchè non si smette mai di ricordare, e così diventano superflue le cose materiali, ma rimangono i ricordi su cui fare affidamento. Alento è il luogo dove vivi e morti si confondono, dove l 'autrice è magistralmente riuscita a portare i suoi lettori, divenuti affascinati viaggiatori con la possibilità di sbirciare dentro questa o quella casa, e percepire i passi, gli odori i rumori della quotidianità, fuori da qualsiasi tempo. Le vite di Estella e di Marcello, della famiglia Parisi, di Maccabeo, animano il borgo di vita vera o presunta, sospendendoci in una dimensione dalla quale è difficile accomiatarsi, assetandoci con le loro storie che si intrecciano in modo indelebile con la stessa essenza del luogo.
Leggere e visualizzare la piazza di Alento, con l'olmo che ha visto passare sotto di se intere generazioni di abitanti, con le loro miserie e i loro affetti. Entrare in casa de Paolis e cercare di carpire attraverso un gesto e uno sguardo i pensieri dei suoi abitanti, i loro più intimi segreti, attraverso le magistrali parole di Carmen Pellegrino.
Dentro questo romanzo ci sono innumerevoli messaggi, quelli legati al fascino dei paesi abbandonati dove, chiudendo gli occhi si può giocare a immaginare gli abitanti affaccendati nei loro mestieri quotidiani, quelli legati alla vita e alla morte, allo scorrere inesorabile del tempo come scorre la terra sotto le case di Alento, alla caparbietà con la quale i vivi trattengono il ricordo dei propri morti.
Cade la terra è un romanzo che scava nell'animo umano, sfuggente quanto basta da necessitare di essere letto e riletto, perchè capace di lasciare nel lettore ogni volta qualcosa di potente e diverso. Ogni lettore troverà in queste righe qualcosa di personale.

Questo grande albero dal sonno insonne, questo generoso fracassone dall'odore povero credeva nella gioia di darsi, come fa il frutto che cade, felice com'è di farlo, perchè solo ciò che non si dà muore.

A lungo mi sono chiesta come uscire da certi gorghi in cui si è annegati, ma non mi è riuscito di trovare una risposta. Ho concluso che partecipiamo tutti di queste passioni ereditarie, tanto più ostinate quanto più il contatto degli uni con gli altri è continuo. Tuttavia, non sono mai andata più in là di questo inizio.

D'altronde, nessuno fra i morti se ne va completamente, così come fa i vivi nessuno ci sarà mai del tutto. Presso i morti possiamo cessare di ricoprire il dolore con un suono di campane, nel tentativo ostinato di mandarlo via. Il dolore fa il suo giro, che non ha nulla di chiaro. Qualche volta diviene inerte, come una cicatrice. Altre volte si conficca come una spina sotto l'unghia, e lì resta. 

Potrei continuare, e continuare, invece vi consiglio di immergervi totalmente in questo magistrale romanzo che spero presto entri nei programmi scolastici ministeriali!!!




L'autrice




Carmen Pellegrino ha scritto saggi di storia e racconti. Da qualche anno si occupa di luoghi morti rimorti e scampati, borghi, case, stazioni, teatri, luna park abbandonati. Anche di uomini e donne che la storia non ricorda. Nel tempo libero partecipa a funerali di gente sconosciuta. Cade la terra è il suo primo romanzo.