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martedì 18 aprile 2017

IL RESPIRO DEL FUOCO Federico Inverni Recensione

Intenso, travolgente, lava liquida che si insinua nelle pieghe più profonde della mente umana. Un contatto diretto e ustionante, un graffio pungente, un'illusione di pacata tranquillità. Il dubbio si nasconde dietro false certezze, tanto effimere da risultare ogni volta impalpabili come il vento, una nube tossica e avvolgente capace di celare anche il più torrido segreto. In fondo, quando si tratta della mente umana, niente è come sembra, tutto si contrae come una bestia feroce in preda agli spasmi della fame, cambia forma, mascherando anche il grido dell’anima.

Benvenuti nel mondo di Lucas e Anna. Ricordate di abbandonare ogni certezza, non vi servirà…


CORBACCIO
IL RESPIRO DEL FUOCO 
Federico Inverni

Casa editrice: Corbaccio
Collana: Top thriller
Genere: Thriller
Pagine: 480
Prezzo: 16.90€
Ebook: 9.99€


Trama


Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale.
È il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing.
Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l’eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime.
La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel suicidio rituale... ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora.
Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l’una dell’altro... O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l'ultimo passo: accettare l'inaccettabile.



Opinione di Sybil



Il respiro del fuoco è un romanzo cupo, devastante, un thriller perfettamente studiato nei minimi dettagli, che non lascia nulla al caso e che permette al lettore di entrare un poco alla volta nel meccanismo infernale che muove le parti chiamate in causa. Al centro della narrazione ritroviamo il nostro amato e complicato agente Lucas e la profiler Anna Wayne alle prese con un nuovo, agghiacciante caso. Nella torbida Haven nemmeno le luci del Natale riescono a portare un briciolo di luminosità, il buio sembra sempre essere il protagonista indiscusso di tutta la scena, il mantello che immancabilmente ricopre tutto e tutti, il bene e il male, il giusto e  l’ingiusto, la verità e la menzogna. Non c’è via di scampo ad Haven. Anche se la verità trova la strada per tornare a galla, non c’è mai comunque traccia di redenzione, solo un lieve soffio di salvezza, delicato come una carezza ma destinato ad abbandonare immediatamente la scena. Ed è in questo complesso panorama che spicca la penna dell’autore, a mio avviso una delle più brillanti e controverse di questi ultimi anni. Federico Inverni è secondo me un autore strepitoso, capace di dare un volto agli oscuri meccanismi della mente umana, lasciando il lettore in balia di emozioni potenti e contrastanti. Con questo secondo romanzo è riuscito davvero a superare il trasporto del primo, chiamando in causa sentimenti ancora più potenti e devastanti.
Abbiamo conosciuto Lucas e Anna nel suo primo romanzo, Il prigioniero della notte, e adesso li ritroviamo ancora una volta alle prese con un caso apparentemente irrisolvibile, il suicidio di massa di una setta capeggiata da un eccentrico “maestro” chiamato Tobias Manne. È ancora notte quando la sede della setta salta in aria, divorata da un incendio mortifero e maestoso. È una notte tempestata di stelle, ma oscura e opprimente. Lucas e Anna non sono riusciti a fare niente per impedire il massacro, permettendo a quelle fiamme non solo di portare via gli adepti della setta, ma anche alcuni colleghi, colti di sorpresa dal fuoco. Il caso è complesso, articolato, non c’è spazio per lasciarsi trasportare da emozioni negative, tanto più che sia Lucas che Anna stanno ancora combattendo una battaglia più grande, quella contro i loro demoni interiori. La questione peggiora quando iniziano a morire per la città altre persone apparentemente distanti dall’ideologia della setta ma accomunati nella morte da un unico dettaglio: il fuoco. È innegabile la presenza di un filo conduttore, ma come sono legate queste persone alla setta? Perché il serial killer ha deciso di condannare persone tanto diverse alla medesima morte? Cosa le accomuna?
In una corsa contro il tempo, Lucas e Anna dovranno cercare di ricostruire un puzzle distorto, confuso, dominato da una mente complessa e traumatizzata. Dovranno creare il profilo di un killer che sembra essere estremamente lucido nelle sue scelte e terribilmente determinato a raggiungere il suo scopo, purificare la vita con il fuoco. Riusciranno a prevedere le sue mosse? Per farlo dovranno entrare in un’oscura ragnatela, quella della mente umana.

Federico Inverni riesce sempre a rendere reali i meccanismi della mente, trasformandoli in immagini dinamiche, marchiate a fuoco nelle pagine dei suoi romanzi. È incredibile pensare al modo in cui ci riesce, ai vari strati emotivi che utilizza per rivestire la verità, o chi per lei. In realtà la verità gioca un ruolo secondario rispetto a tutti i meccanismi che accompagnano il lettore verso la sua stessa identificazione. 
Il respiro del fuoco è un romanzo ricco di contrasti, che si svolge sotto l’ombra della mente umana, protagonista indiscussa di un cubo di Rubik che ancora, in parte, non trova soluzione.
Sono molto affascinata dalla penna di questo autore e dalle storie che è in grado di creare… non posso che aspettare con ansia il suo prossimo romanzo!




L'autore


FEDERICO INVERNI è lo pseudonimo di un autore che preferisce conservare il proprio anonimato, lasciando che siano i suoi romanzi a trovare la loro strada, ma è felice di parlare con i suoi lettori e con i tanti librai che l’hanno contattato attraverso i social network. Nasconde i suoi interessi e le sue passioni fra le righe che scrive. Ha esordito nel 2016 con il thriller «Il prigioniero della notte» (Corbaccio), il primo romanzo con protagonisti la profiler Anna Wayne e il detective Lucas. «Il respiro del fuoco» è il suo secondo romanzo.



Della stessa serie:

Il prigioniero della notte (recensione QUI)


giovedì 26 maggio 2016

INCUBO Wulf Dorn Recensione in anteprima

Non c’è peggior incubo di quello che non riesce a distaccarsi dalla realtà. È in quel luogo oscuro che la mente si smarrisce, si confonde, perde le sue coordinate e inizia a camminare nel buio senza un appiglio, aggrappandosi a delle certezze vane e nebulose, anch’esse vittime di una razionalità compromessa.
Un giovane ragazzo, una disgrazia, un presunto rapimento e una mente distorta e contaminata dal dolore.

Ecco tutti gli ingredienti dell’ultimo thriller psicologico di Wulf Dorn.

CORBACCIO
INCUBO
Wulf Dorn

Traduzione a cura di Alessandra Petrelli
Casa editrice: Corbaccio
Collana: Top thriller
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 368
Prezzo: 17.60€
Data di pubblicazione: 26 maggio 2016


Trama


Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso, ma da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra.



Opinione di Sybil



Voglio fare una premessa rivolta a tutti gli amanti della penna dell’autore: è la prima volta che mi trovo a leggere un libro di Wulf Dorn e quindi spero perdonerete le mie mancanze. 
Il primo dettaglio che mi è saltato subito agli occhi appartiene allo stile, fluido, diretto, quasi impersonale, merito della narrazione in terza persona che in libri come Incubo riesce a rendere l’esperienza ancora più individuale. Secondo me la bravura di uno scrittore di thriller sta nel far sentire la propria presenza senza però interferire minimamente nelle scansioni mentali del lettore. In poche parole, l’autore deve riuscire a prendere il lettore con le pinze e con i guanti e immetterlo nella scena allo stesso modo in cui si viene introdotti in una camera sterile e sigillata. Niente contaminazioni, niente tracce. Solo così si riuscirà a creare l’atmosfera giusta e il terreno adatto per lo sviluppo di ipotesi e perché no, anche di pregiudizi. Questo dettaglio è il primo che vado sempre a cercare in un libro thriller e nel romanzo di Dorn è fortemente presente. Ci inganna con la semplicità della narrazione, con un’apparente chiarezza quasi atipica in uno scenario come quello che si va a delineare nella sua storia, ci fa credere tutto e niente, senza darci modo di capire dove realmente i suoi personaggi vogliono andare a parare. Sarò sincera, durante le prime 180-200 pagine non mi sono sentita particolarmente coinvolta, brancolavo nel buio e nel finto caos ideato da Dorn, poi ecco che arriva la svolta. Non so dirvi in quale preciso istante non sono più riuscita a fare a meno di leggere, ma è successo e sono arrivata all’ultima pagina con avidità e curiosità, trovandomi poi di fronte alla postfazione dell’autore (altro dettaglio che personalmente adoro immensamente) che con poche parole ha saputo arricchire il quadro dell’intera vicenda narrata.
Il protagonista è Simon, un ragazzo di sedici anni che, in seguito ad un tragico incidente stradale, si ritrova orfano e distrutto. La zia paterna lo accoglie nella sua casa, nella quale vive già suo fratello maggiore Mike, il suo idolo, il suo eroe. Ricominciare è difficile per Simon, soprattutto perché la sua mente è tempestata da incubi terrificanti che riportano in vita i ricordi dolorosi e strazianti dell’incidente mortale che ha coinvolto i suoi genitori. Reduce da un ospedale psichiatrico, Simon cerca di tornare a vivere una vita normale, ma niente di tutto questo è possibile, perché la solitudine e la paura lo sbranano dall’interno. Un giorno una sua coetanea sparisce nel nulla e tutta la comunità cade nel terrore. È stata rapita? È stata uccisa? Simon, a modo suo, si mette alla ricerca della ragazza, seguendo diverse piste, fino ad arrivare alla più terrificante di tutte… Con l’aiuto di un’amica conosciuta durante i primi giorni di permanenza a casa della zia, Simon diventerà coraggioso e proverà ad uscire da quel guscio troppo stretto per lui. Ma è disposto a pagarne il prezzo?
La realtà, quella vera, quella dura, è lì, pronta ad azzannarlo con i suoi denti affilati e di Simon, forse,  non resterà che un’ombra…

Wulf Dorn ci racconta la storia di un incubo che vive dentro un incubo, e lo fa nel miglior modo possibile, lasciando a noi lettori il compito di trovare la via d’uscita. Non sarà facile uscire dalla foresta, ma nemmeno rimanerci dentro….


Il suo mostro non era un animale dalla pelliccia grigia e i denti affilati. 
Il suo mostro era un uomo.
E questo lo rendeva molto più pericoloso.




L'autore

WULF DORN è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».




mercoledì 9 marzo 2016

IL PRIGIONIERO DELLA NOTTE Intervista a Federico Inverni

La settimana scorsa ho avuto l’opportunità di leggere uno dei più bei thriller italiani attualmente in circolazione e oggi, grazie alla disponibilità dell’autore e alla preziosa collaborazione della casa editrice Corbaccio ho potuto anche rivolgere delle domande alla penna che ha dato vita al romanzo, arricchendo maggiormente il quadro generale della storia. È stato davvero interessante approfondire la conoscenza di alcuni dettagli che si nascondono dentro questo libro intenso ed oscuro, ambiguo e graffiante. Molti sono stati gli interrogativi sorti durante la lettura, dettati dalla curiosità di conoscere il meccanismo che gestisce la mente e le azioni dei protagonisti. Bene, adesso è arrivato il momento del confronto e se anche voi siete rimasti intrappolati nella rete de Il prigioniero della notte, leggete le parole precise ed esplicative di Federico Inverni…
Ringrazio ancora una volta l’autore e Corbaccio per la preziosa opportunità.



CORBACCIO
IL PRIGIONIERO DELLA NOTTE 
Federico Inverni





D:"Il prigioniero della notte" è un romanzo eccezionale, dalle tinte cupe e dense. Sin dalle prime pagine si avverte l’importanza  e l’onnipresenza dell’oscurità, intesa non solo come buio che avvolge il male, ma anche come totale assenza di colore nella mente di chi, per qualche motivo nel corso della vita, ha  smarrito la via e non sa più come utilizzare la bussola. Può  essere intesa come sinonimo di speranza, dato che dopo la notte arriva sempre un nuovo giorno? Nasconde in grembo la potenzialità dei protagonisti stessi di non essere più prigionieri della notte?

R:Innanzitutto grazie per i complimenti, e per aver voluto intervistarmi. Certamente sì! La notte prelude sempre a un’alba, in fondo. Ma trovo che ci sia qualcosa di sottilmente inquietante anche nell’incompiutezza dell’alba, nell’indecisione liminare tra luce e buio che rappresenta. Insomma… La verità è che il thriller può essere ovunque, anche nella più splendida delle albe!


D:Sia Lucas che Anna hanno alle spalle un abisso di dolore e pentimenti, una parte di loro sta marcendo e per quanto si sforzino di non far interferire questo lato della loro anima con le indagini, immancabilmente il passato arriva ad infettare con i suoi tentacoli anche il più piccolo straccio di normalità che invano hanno entrambi cercato di strappare alla vita. E tutto diventa confuso, irrazionale, la mente prende il sopravvento e inizia a sfumare i contorni della personalità dei protagonisti, rendendoli estranei persino a loro stessi. Può il passato non solo definire l’uomo in ogni sua parte, ma anche scrivere la sua sorte senza accettare l’intrusione di un futuro diverso?

R:Solo se glielo permettiamo. E in questo, due fattori sono importanti: la volontà e l’amore. La volontà serve ad avere la forza, l’amore (per se stessi e l’amore degli altri per noi) ad avere la costanza.


D:Leggendo il tuo libro si percepisce l’importanza che dai all’aspetto psicologico dei personaggi. Sono talmente caratterizzati sia fisicamente che psicologicamente da sembrare quasi vivi, pulsanti. Una delle prime domande che mi son posta è stata proprio questa: quanto fondamentale è per te delineare con una precisione quasi chirurgica, i processi mentali dei protagonisti. Poi ho trovato risposta nelle  note finali lasciate in fondo al romanzo. Personalmente adoro le note dell’autore perché permettono a noi lettori di entrare in contatto con ciò che ha dato vita al libro che abbiamo appena concluso. Con le tue note mi hai fatto capire quanto il tuo interesse per la mente umana abbia influito nella nascita de” Il prigioniero della notte”. Da dove nasce la tua passione per lo studio dei complicati processi mentali dell’uomo?

R:Nasce da esperienze biografiche di cui però non posso parlare… Ma direi che in generale nasce da una fascinazione, quasi un’ossessione, verso la memoria e il modo in cui i ricordi ci condizionano, nelle scelte razionali come in quelle istintive, emotive. E come dico appunto nella nota finale – per inciso, anche a me sono sempre piaciute le note degli autori, dalle postille di Stephen King alle sue raccolte di racconti in poi – mi affascina l’idea di studiare la normalità attraverso la verticalità spiccata delle patologie.

D:Lucas si sente uno spettro, un fantasma, non più degno di vivere, anzi già morto, ma nonostante ciò continua nel suo lavoro di detective in maniera del tutto istintiva, come guidato da una forza nascosta. Sostiene di non aver più a cuore le sorti del mondo dato che non ne fa più parte, ma svolge le indagini in maniera non del tutto apatica, partecipando attivamente alla risoluzione del caso. Vuole fermare questa spirale di morte. Vuole salvare delle vite. Non è questo però un forte segno di rinascita?  Non manifesta in fondo un sentimento potente che si discosta sostanzialmente dalla sua abituale indifferenza?

R:Immagina di dimenticare che puoi provare delle emozioni. Lo dimentichi, ma questo non vuol dire che non le provi. Semplicemente, non te ne rendi più conto… Ecco, questa è un po’ la situazione in cui si trova Lucas, ma non vorrei dire di più perché abbiamo già detto molto e con i thriller il rischio spoiler è sempre in agguato :-)

 D:La penna che si nasconde dietro “Il prigioniero della notte” ha tutta l’aria di essere guidata da una mano esperta, da uno scrittore che sa veramente dove colpire sia a livello stilistico che emotivo. Sappiamo che Federico Inverni non è il tuo vero nome, c’è un motivo per questa scelta? O come nel libro, anche nella firma è il mistero ad avere il ruolo centrale?

R:Ci sono delle ragioni di ordine personale, ma anche una motivazione semplice e diretta: preferisco che siano Lucas e Anna a incontrare i lettori e le lettrici, in fondo questa è la loro storia, non la mia…
Ti ringrazio per la disponibilità, è stato davvero interessante leggere il tuo romanzo e ascoltare le tue risposte. A questo punto non posso che aspettare una tua nuova creazione!

Grazie a te, e complimenti per le domande molto interessanti e stimolanti. Alla prossima, suppongo… :-)






Casa editrice: Corbaccio
Collana: Top Thriller
Genere: Thriller
Pagine: 480
Prezzo: 16.90€
Ebook: 9.99€




Trama


Sai vivere nell'oscurità Sai cogliere l'impercettibile Sai intuire dove si nasconde il male Ma tu non puoi nasconderti Lucas è un detective. Nella sua vita gli sono rimasti solo il nome e il lavoro. Il suo passato è una ferita sempre aperta da un evento sconvolgente ha segnato la sua vita... e la sua mente. Come un automa attraversa i delitti su cui è chiamato a investigare, mettendo al servizio della giustizia il suo intuito straordinario, quasi visionario, e la sua sensibilità persino eccessiva. Fino a quando incappa in un caso diverso da tutti gli altri: una giovane donna trovata morta con il terrore negli occhi e nessun segno di violenza apparente. Lucas sa che il colpevole è un assassino seriale e ne ha conferma da Anna, psichiatra profiler, abituata a scandagliare il male in tutte le sue forme, da quando lei stessa, da ragazza, ha vissuto un’esperienza traumatizzante. Lucas e Anna annaspano in un labirinto di follia in cui i ricordi del loro passato, tenuti troppo a lungo sepolti, riemergono taglienti come vetri rotti in un’indagine che li coinvolge da vicino, lasciandoli devastati di fronte a una verità impensabile.



L'autore

FEDERICO INVERNI è uno pseudonimo dietro il quale si nasconde l’autore di questo romanzo d’esordio. Italiano, di circa quarant’anni, Federico ama le storie, da qualunque parte provengano. Si sente in pace circondato dalle pagine scritte, ma a volte ha l’impressione che i libri lo guardino. Del resto, i libri hanno una vita indipendente: ecco perché ha scelto di celarsi dietro un nome diverso e lasciare che «Il prigioniero della notte» trovi la sua strada e i lettori. E forse anche perché teme che i personaggi gli assomiglino troppo.








giovedì 3 marzo 2016

IL PRIGIONIERO DELLA NOTTE Federico Inverni Recensione in anteprima

Un thriller nella sua forma più sublime e angosciante. Ecco che cos’è Il prigioniero della notte. Un viaggio angusto, buio e ossessionante nella mente di un uomo devastato, uno spettro che cammina negli anfratti più oscuri dell’esistenza, sulle tracce di un killer spietato e affamato di giovinezza che si ciba della paura e di un malato bisogno di possesso. La sua firma: un tulipano nella bocca delle vittime.
Un killer, un detective, una profiler e la notte scura e vischiosa come la pece, che si attacca a tutto senza lasciare via di scampo, trasformando i protagonisti di questa storia in pedine sottomesse ad un unico grande padrone: il male nascosto nelle pieghe della mente.


Il male, soprattutto quello che facciamo a noi stessi e a chi ci sta vicino, ha una sorprendente capacità di nascondersi. Il male sa rintanarsi, sa rimanere in agguato. E sa convincerci di non essere mai stato lì dove l’avevamo visto.


CORBACCIO
IL PRIGIONIERO DELLA NOTTE
Federico Inverni

Casa editrice: Corbaccio
Collana: Top Thriller
Genere: Thriller
Pagine: 480
Prezzo: 16.90€
Ebook: 9.99€




Trama


Sai vivere nell'oscurità Sai cogliere l'impercettibile Sai intuire dove si nasconde il male Ma tu non puoi nasconderti Lucas è un detective. Nella sua vita gli sono rimasti solo il nome e il lavoro. Il suo passato è una ferita sempre aperta da un evento sconvolgente ha segnato la sua vita... e la sua mente. Come un automa attraversa i delitti su cui è chiamato a investigare, mettendo al servizio della giustizia il suo intuito straordinario, quasi visionario, e la sua sensibilità persino eccessiva. Fino a quando incappa in un caso diverso da tutti gli altri: una giovane donna trovata morta con il terrore negli occhi e nessun segno di violenza apparente. Lucas sa che il colpevole è un assassino seriale e ne ha conferma da Anna, psichiatra profiler, abituata a scandagliare il male in tutte le sue forme, da quando lei stessa, da ragazza, ha vissuto un’esperienza traumatizzante. Lucas e Anna annaspano in un labirinto di follia in cui i ricordi del loro passato, tenuti troppo a lungo sepolti, riemergono taglienti come vetri rotti in un’indagine che li coinvolge da vicino, lasciandoli devastati di fronte a una verità impensabile.


Opinione di Sybil

Più di quattrocentocinquanta pagine divorate in due notti insonni, passate ad arrivare alle tre del mattino senza avvertire il minimo bisogno di spegnere la luce e cadere nel sonno. Il colpevole? Federico Inverni, un autore che non si è limitato soltanto a scrivere la storia di un killer, ma è riuscito a dotare le sue parole di vita propria, rendendo la lettura magnetica, appassionante ed angosciante, un mix letale per chi ama il genere. Personalmente negli ultimi sei mesi ho letto tanti thriller, alcuni dei quali sono riusciti a creare quell’alchimia irresistibile che tiene incollati alle pagine, ma Il prigioniero della notte ha segnato il punto di svolta. Adesso posso dire che nella mia libreria mentale esiste un prima e un dopo. Non so ancora incanalare correttamente le mie emozioni perché ho chiuso da poche ore il libro e vi garantisco che è una di quelle storie che va fatta sedimentare per poterne assaporare tutte le migliori sfaccettature, ma allo stesso tempo sento il bisogno di scaricare le emozioni vissute e accumulate nella lettura. Tensione, ansia, angoscia. Quando dico che nella mia mente ci sarà ormai un prima e un dopo, voglio semplicemente sottolineare che per quanto mi riguarda da oggi in poi il romanzo di Federico Inverni sarà il mio metro di paragone, lo specchio nel quale affonderò tutte le letture appartenenti a questo genere.
Immaginate un’atmosfera cupa alla Sin City dove solo alcuni colori hanno il diritto e la capacità di essere spennellati nelle scene, il resto è solo buio, è solo notte. C’è un killer spietato, che abbandona le sue vittime nude, inermi, in luoghi dismessi e degradati di una città chiamata Haven. E c’è una profiler che lo cerca disperatamente per fermare la mortifera catena di follia. Accanto a lei un detective, Lucas, prova con il suo intuito infallibile a ricostruire i passi del killer, cercando di entrare nella sua mente al punto da confondere i confini della propria immaginazione con quelli dell’artefice di tutto questo male che sta strappando alla vita giovani donne innocenti. Ma Lucas è un uomo devastato, e lo è anche Anna, la profiler, entrambi vittime e carnefici di un passato che non li abbandona, che li segue come un’ombra sempre in agguato, pronta ad inghiottirli nelle tenebre. Lucas è uno spettro che cammina sopra le ceneri della sua vita passata, in bilico tra realtà e finzione, tra follia e ragione. Non riesce più a provare emozioni, passioni, non teme la paura ne il buio, ne l’oscurità. Non esistono ricordi per lui, solo il presente che grida al cielo più per sfogarsi che per dare una risposta e così facendo, cerca di sfruttare il suo intuito per entrare nella mente del killer perché è lì che si nasconde la verità, negli scantinati più oscuri della psiche umana.  Sarà un viaggio pericoloso, intenso e travagliato nel quale un uomo dovrà fare i conti con la propria anima e una donna si troverà a combattere contro i suoi peggiori demoni perché non esiste modo di risolvere un enigma senza prima uscire dal labirinto della propria mente. È come se continuamente all’interno del libro la mente del lettore entrasse in contatto con quella dei protagonisti diventando un unico corpo. In poche parole, ad un tratto arriva un banco di nebbia che non permette più di avere una visione d’insieme razionale e questo accade nel momento in cui i personaggi da protagonisti diventano pedine controllate da un unico etereo soggetto: la mente umana, il territorio più selvaggio in cui l’uomo naviga senza bussola, il luogo nel quale nessuno è riuscito ad entrare completamente. In questo l’autore è stato grandioso perché è stato capace di portare gradualmente il lettore dentro un circolo vizioso in cui niente è come sembra, tutto può essere messo in discussione, avvalendosi dell’aiuto di un’atmosfera così cupa e realistica da sembrare vera, intrisa di vita nonostante sia la morte a dominare. Degno di nota è lo stile dell’autore, denso, vischioso al punto da incollarsi addosso al lettore, avvolgendolo completamente e alterandone le percezioni fino a renderlo parte integrante degli infiniti “scatti fotografici” che convulsamente escono dal romanzo stesso.
Avrete intuito che Il prigioniero della notte è un romanzo che vale davvero la pena di leggere, non solo perché è scritto divinamente ma anche perché, con le sue parole, riesce a dar vita ad un gioco di parti irresistibile e catartico, un thriller con i fiocchi, degno del nome che porta. Lo stesso autore ha voluto sottolineare nelle note finali che tutto è nato dal constatare quanto l’immaginazione e la mente stessa siano il motore che regola l’esistenza, sottolineando gli infiniti modi in cui una persona può diventare vittima dei meccanismi del proprio cervello, spesso impossibili e complicati da governare.
Per concludere, mi permetto di citare le parole stesse dell’autore, tratte dalle sue note, nelle quali si riflette parte del messaggio del libro e dell’incondizionato amore che noi lettori proviamo nei confronti di chi, ogni giorno, scrive e racconta storie.

Il bisogno di raccontare storie è perciò fondamentale per l’essere umano. Anzi di più: è fondante, è ciò che siamo. È nelle storie che la nostra memoria, cioè la nostra identità, si scatena-si libera dalle sue prigioni, e incontra la luce del giorno.
Senza storie, saremmo prigionieri della notte.



L'autore

FEDERICO INVERNI è uno pseudonimo dietro il quale si nasconde l’autore di questo romanzo d’esordio. Italiano, di circa quarant’anni, Federico ama le storie, da qualunque parte provengano. Si sente in pace circondato dalle pagine scritte, ma a volte ha l’impressione che i libri lo guardino. Del resto, i libri hanno una vita indipendente: ecco perché ha scelto di celarsi dietro un nome diverso e lasciare che «Il prigioniero della notte» trovi la sua strada e i lettori. E forse anche perché teme che i personaggi gli assomiglino troppo.