giovedì 30 luglio 2020

LETTERA A ME STESSA. Dopo la mia prima volta Kabi Nagata Recensione

Solitudine, paura, rassegnazione e depressione. In Lettera a me stessa l’autrice mette a nudo tutto il suo animo, in un manga che non teme di mostrare i lati più oscuri della vita di una giovane adulta. 

Persefone ci parla di un manga molto interessante, un genere molto letto e seguito anche dagli adulti. 



LETTERE A ME STESSA
Dopo la mia prima volta
Kabi Nagata

Editore: Edizioni BD
Genere: Manga
Pagine: 340
Prezzo: 15,90


Trama 


Kabi prova a dare una svolta alla sua vita, cercando di andare a vivere da sola e di recuperare il rapporto complicato con i suoi genitori, protagonisti inconsapevoli del suo report autobiografico. Le sfide sono difficili e l'esito reso incerto dalle patologiche insicurezze della protagonista. In un momento del genere, una soluzione può essere quella di cercare aiuto dall'unica persona che può capire veramente in un dialogo serrato con se stesso. L'autrice ci racconta le sue battaglie quotidiane con disarmante sincerità: la depressione, gli effetti della fama, le sfumature della solitudine e, soprattutto, l'importanza di accettarsi.


opinione di Persefone

“Possibile che l’esistenza di un solo essere umano sia così voluminosa?”

Dopo aver letto la trama del manga ho deciso subito che sarebbe stata la mia prossima lettura. I temi trattati dall’autrice mi stanno a cuore e spesso non vi è una rappresentazione che sia sincera, non edulcorata ma neanche colma di commiserazione.
Kabi racconta attraverso una diario, indirizzato alla futura sé, le sfide e le difficoltà di una trentenne che vive ancora con i suoi genitori e con una profonda solitudine.
Ho realmente apprezzato il modo sincero e trasparente in cui l’autrice ha trattato argomenti come la solitudine, la depressione e la sua omosessualità. La paura di non essere abbastanza o di essere di troppo, l’ansia di non essere in tempo su una tabella di marcia stabilita da qualcun altro; il timore di non vedere un cambiamento nonostante gli sforzi e decidere di arrendersi.
Lettera a me stessa è un manifesto di una generazione che si è vista dare numerose opportunità ma solo se si rispettano certi canoni e determinate tempistiche. 
La vignetta che più mi ha emozionata e che mi ha dato modo di riflettere è stata quella del righello. Kabi ha un’improvvisa illuminazione e comprende che non può continuare a misurare se stessa e i suoi successi con il righello degli altri, ma deve crearne uno suo, in base alle sue capacità e le sue debolezze.
Attraverso uno stile  visivo lineare, semplice ed estremamente sincero, l’autrice trasporta il lettore nella sua quotidianità composta di solitudine, ansia e rinunce. Ci mostra i problemi con una famiglia che crede di essere un impaccio ma che in realtà le dona amore, tra parole non dette e aspettative da colmare.
Come ho già sottolineato, ho apprezzato la sincerità di ogni vignetta e la delicatezza con la quale l’autrice ci mostra la sua depressione e autolesionismo. Infatti, leggendo, non si prova né compassione né rimprovero, ma solo un enorme senso di comprensione verso quello che l’autrice ha affrontato e con cui tutti abbiamo a che fare: noi stessi.




L'autrice

https://www.pixiv.net/en/users/5555263

I suoi manga autobiografici la seguono fin da giovane, esplorando la sua salute mentale, la sua sessualità e la sua crescita personale. Non ha paura di esporre la sua vita privata per dar vita a un manga interessante. Ha deciso di farlo a causa della mancanza di lavoro. Ha iniziato scrivendo un elenco puntato, cercando così di riordinare ciò che le succede e descrivere i suoi sentimenti. Da questo è poi nata la prima narrazione seguita nel tempo dalle successive. 





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