Visualizzazione post con etichetta Karen Waves. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Karen Waves. Mostra tutti i post

domenica 13 novembre 2016

LA MIA SIGNORA. L' AMORE NON E' SEMPRE TENERO Karen Waves Recensione in anteprima

Come aveva potuto scambiare per timidezza la sua quiete, la stessa del nemico prima di un’ultima, disperata sortita?

Poche pagine, ma intense e molto ben equilibrate, sanciscono il riuscitissimo debutto di Karen Waves in veste storica.

Dal 18 Novembre
Self publishing 
LA MIA SIGNORA 
L' AMORE NON E' SEMPRE TENERO 
KAREN WAVES 

Genere: Romance storico
Pagine: 90
Prezzo ( solo ebook) : € 1.99
Prezzo speciale per la prevendita : € 0,99
Link per l' acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01MCT8A4V/

La Trama
“Chiama il mio nome con dolcezza, ma potrebbe essere quello di chiunque altra.”
Matilda ha solo diciassette anni quando è costretta dal padre a sposare un cavaliere di cui non conosce né volto né nome. Sa di non avere scelta, perché è una donna e di nobile casato, ma mentre viaggia a bordo del carro che la conduce alla nuova dimora decide che gli resisterà il più a lungo possibile.
Per Corrado il matrimonio è la ricompensa per i servizi resi al suo signore Ademaro delle Querce. Grazie alla dote riuscirà a bonificare la palude, ricostruire il ponte e, forse, potrà permettersi un nuovo destriero. Da ragazzo immaginava di sposare una fanciulla di cui poter sognare durante il fidanzamento, non una sconosciuta, e quando vede la figlia degli Zecca per la prima volta vorrebbe che fosse come la dama di un poema cavalleresco, innocente e bisognosa della sua protezione.
Invece Matilda, anche se giovane, è selvatica e combattiva, e non ha alcuna intenzione di cedere alle lusinghe del marito senza combattere.
Sopravvivranno i due giovani sposi all’attrazione violenta che provano senza esserne consumati? E tra ansie roventi e sogni infranti, lo strano sentimento che li unisce potrà mai diventare amore?

Opinione di Charlotte 
La mia signora rafforza la mia ammirazione per la sua giovanissima e grintosa autrice. Karen Waves non finisce mai di sorprendermi per cura di dettagli, coerenza e fantasia, e con la sua incursione - che spero sia l' inizio di una feconda produzione - nello storico medievale si rivela una trasformista davvero in gamba. Non troverete tra le sue pagine sospiri sotto le lenzuola e frasi da kolossal :la fervida immaginazione di Karen e la sensualità non sempre gentile degli amplessi da lei trasposti in parole , si sposano con l' imprescindibile credibilità di una ricostruzione storica meticolosa dalle ripercussioni razionali. Ragion per cui la relazione di coppia che l' autrice modella sulle figure di Corrado e Matilda, è legata a doppio filo a condizionamenti sociali, educazione imposta, risvolti economici : demolendo gli stereotipi disneyani sull' amore a prima vista .
E' evidente che la trilogia busanoveneta e La mia signora hanno pochissimo in comune: ma personalmente ho ravvisato alcune somiglianze nell' attrazione fisica primordiale e impossibile da ignorare tra i protagonisti, e in una relazione fortemente condizionata da agenti esterni.Se nel caso de Le cesoie, in piena tradizione romance , tali influenze dividono, nel caso di Corrado e Matilda, capovolgendo il punto di vista usuale, esse uniscono loro malgrado due persone che non si sono scelte, e che il giorno che li legherà per la vita non sanno nulla l' una dell' altra: nè sembianze, nè indole, nemmeno il nome .
Dunque, se il matrimonio è il coronamento di un romanzo rosa, ne La mia signora si tratta di un punto di partenza combinato da altri. Ed è da questo presupposto  che Karen sviluppa dinamiche emozionali romanzate, ad effetto e al contempo plausibili, venate di malinconia e di ragionamenti obettivi .
Non si tratta di un intento spoetizzante: è molto avvolgente l' atmosfera in bilico tra complicità e diffidenza che permea le interazioni di due giovani estranei cresciuti molto in fretta fra guerre e compravendite di proprietà e di persone,che si trovano a condividere una quotidianità fatta spesso di paura, incertezza, precarietà senza conoscersi nè stimarsi, dando per scontati a priori la loro unione e il sostegno reciproco senza considerarne il lato affettivo.
Lontana dalla battuta sdrammatizzante per la quale è ben nota, Karen ne La mia signora è musicale, efficace, talora cinica nel raffreddare con realismo i lirismi letterari di Corrado che si scontrano con la lucidità del pensiero di Matilda : pochi giorni non sono sufficienti a lasciare il segno, ma possono essere determinanti nel porre basi importanti in un rapporto, nel nome di rispetto e fiducia. Al resto , pensano il lato tenero di Karen Waves e la fantasia del lettore stimolata dalla sua storia.

Le recensioni dei romanzi di Karen Waves 
La serie La studentessa e il potatore
Bad Girl ( Spin-off,  recensione QUI
1. Le cesoie di Busan ( recensione QUI )
2. Il titolista di Bassano ( recensione QUI)
3. (????) Titolo segreto.Work in progress 
L' Autrice
 
Karen Waves è nata a Vicenza, ma vive a Padova dove studia lingue moderne all’Università.
Nella vita reale è accompagnata da un fidanzato paziente e un gatto assassino, mentre in quella immaginaria da un potatore coreano e la sua simpatica “morosa” veneta, i protagonisti de Le cesoie di Busan, Bad girl e Il titolista di Bassano.
La mia signora è la sua quarta pubblicazione nel 2016, una novella storica ambientata nell’Italia del XII secolo.
Il blog ufficiale: www.karenwaves.blogspot.it



giovedì 20 ottobre 2016

LA MIA SIGNORA. L' AMORE NON E' SEMPRE TENERO Karen Waves Anteprima

Lasciati momentanaeamente tranquilli e accampati in casa Valentina e Won-ho, alle prese con la loro travagliata e focosa routine busanoveneta, Karen Waves sta per tornare  a rallegrare le nostre giornate con una novella storica di ambientazione medievale,  che fin dalla sinossi   promette  battibecchi  e rappacificazioni: all' insegna del piglio  ironico che contraddistingue lo stile della giovane e comunicativa autrice,  insinuatasi con facilità disarmante nei nostri cuori grazie alla sua innata simpatia e alle sue idee originali e ben congegnate  . Ammetto che definire a priori La mia signora  un " romance storico" mi disorienta alquanto, poichè conoscendone lo spirito e la grinta sono certa che Karen si discosterà parecchio dai cliché del genere e ne combinerà di tutti i colori. La sfida è ambiziosa, ma la ragazza ha stoffa e le aspettative sono alte: non ci resta che pregustare la lettura della novella, familiarizzando con  la trama e il ( purtroppo) breve estratto,  aspettando con trepidazione che trascorra questo  mese per  conoscere finalmente  Corrado e Matilda.

Dal 18 Novembre 2016
già in prevendita 

Self publishing
LA MIA SIGNORA.
L'AMORE NON E' SEMPRE TENERO 
KAREN WAVES


Genere: Romance storico
Pagine: 90
Prezzo ( solo ebook) : € 1.99
Prezzo speciale per la prevendita : € 0,99

Link per l' acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01MCT8A4V/


La Trama

“Chiama il mio nome con dolcezza, ma potrebbe essere quello di chiunque altra.”
Matilda ha solo diciassette anni quando è costretta dal padre a sposare un cavaliere di cui non conosce né volto né nome. Sa di non avere scelta, perché è una donna e di nobile casato, ma mentre viaggia a bordo del carro che la conduce alla nuova dimora decide che gli resisterà il più a lungo possibile.
Per Corrado il matrimonio è la ricompensa per i servizi resi al suo signore Ademaro delle Querce. Grazie alla dote riuscirà a bonificare la palude, ricostruire il ponte e, forse, potrà permettersi un nuovo destriero. Da ragazzo immaginava di sposare una fanciulla di cui poter sognare durante il fidanzamento, non una sconosciuta, e quando vede la figlia degli Zecca per la prima volta vorrebbe che fosse come la dama di un poema cavalleresco, innocente e bisognosa della sua protezione.
Invece Matilda, anche se giovane, è selvatica e combattiva, e non ha alcuna intenzione di cedere alle lusinghe del marito senza combattere.
Sopravvivranno i due giovani sposi all’attrazione violenta che provano senza esserne consumati? E tra ansie roventi e sogni infranti, lo strano sentimento che li unisce potrà mai diventare amore?


L' Estratto

Matilda, pensò Corrado, ripetendo il nome nella mente, dandogli forma. Assaggiandolo, sapendo che l’avrebbe pronunciato per il resto della vita. 
Matilda: indugiando silenziosamente con le labbra sulla m piena, la prima a aperta, il suono che si chiudeva nella strettezza della t e la i.
Matilda: se fossero stati in un poema cavalleresco avrebbe potuto sognare di lei, portare quel nome con sé immaginando la donna che vi rispondeva, saggiarlo come una nuova, sconosciuta creatura. Si ricordò il ragazzo che era stato, i sogni vaghi di una dama il cui fazzoletto voleva legarsi al braccio. Un ragazzo selvatico, che si aggirava per i canneti durante gli intervalli tra le lunghe ore di addestramento per divenire un cavaliere.
A quel ragazzo sarebbe piaciuto sapere che un giorno la sua dama sarebbe giunta. Avrebbe amato di meno non avere tempo per sognarla, per prepararsi a incontrarla di persona.



L' Autrice
 
Karen Waves è nata a Vicenza, ma vive a Padova dove studia lingue moderne all’Università.
Nella vita reale è accompagnata da un fidanzato paziente e un gatto assassino, mentre in quella immaginaria da un potatore coreano e la sua simpatica “morosa” veneta, i protagonisti de Le cesoie di Busan, Bad girl e Il titolista di Bassano.
La mia signora è la sua quarta pubblicazione nel 2016, una novella storica ambientata nell’Italia del XII secolo.

Il blog ufficiale: www.karenwaves.blogspot.it

sabato 8 ottobre 2016

BUON COMPLIMESE BAD GIRL! Karen Waves Scena inedita




Per festeggiare i tre mesi dalla pubblicazione di Bad Girl, ancora in classifica Amazon da quest' estate, Karen Waves ha giocato con la Studentessa e il Potatore e ha scritto due scene extra  basate su due prompt proposti da altrettante lettrici: come la sottoscritta sostenitrici  sfegatate della storia d' amore travagliata, dolcissima e divertente  tra Valentina e Won-ho. La prima di queste scene, con grandissimo piacere e onore la postiamo noi qui sotto;  la seconda, ancora in stesura,  vedrà protagonisti   oppa e Won-ho, e verrà pubblicata da un altro blog. Nelle intenzioni di Karen,  questa dovrebbe  essere una scena cute e molto zuccherosa tra Vale e Won-ho: io credo le sia riuscita perfettamente!
E più leggo Karen, più sono convinta che la saga busanoveneta potrebbe attraversare decenni  come Beautiful, senza  stancare mai i suoi  affezionati lettori! Buon divertimento!  

Come a Busan 

Won-ho era in ritardo. Valentina aveva controllato l’orologio più o meno ogni trenta secondi e si era preparata per partire appena lui fosse giunto.

Da Marsango a Cavino erano otto chilometri. Valentina aveva già fame, e se volevano arrivare a destinazione prima che il suo drago interiore si svegliasse – e in mancanza d’altro avrebbe potuto mangiare direttamente Won-ho – dovevano sbrigarsi.

Aveva le biciclette, il portafoglio, gli occhiali da sole e una chiara mappa mentale di dove stavano andando. Aveva deciso che gusti avrebbe preso, e poteva quasi sentirseli in bocca: fragola che si sarebbe sciolta con quel misto speciale di dolcezza e asprezza e cioccolato sulla punta della lingua. A questo punto voleva soltanto che il suo potatore si presentasse e non le facesse perdere altro tempo.

Ma passarono quindici minuti, poi venti, e le dita di Valentina si strinsero attorno al cellulare. No, non avrebbe chiamato. Doveva esserci senz’altro un’ottima ragione per cui Won-ho non era ancora a casa l’unico giorno in cui lei non doveva andare al lavoro. Un incendio, per esempio. Una rivolta civile. Un atto di Dio. Valentina era ragionevole e avrebbe senz’altro accettato una spiegazione valida come quella.

Quando finalmente sentì il motore rachitico del pick-up avvicinarsi, si preparò con estrema calma a riceverla.

“Kwon.”

“Bisello.”

Won-ho scese e Valentina aprì la bocca per prendere fiato e formulare il preciso, fermo “allora?” con cui avrebbe aperto la discussione.

Valentina aprì la bocca. Guardò Won-ho. La chiuse.

Won-ho alzò gli occhi. Sotto le lunghe palpebre c’erano quelle ombre che le abitavano sempre, ma questa volta accompagnate da archi viola di una stanchezza che si leggeva anche nelle spalle abbassate, le braccia sciolte, gli angoli intristiti delle labbra.

“Lo so,” le disse, “Sono in ritardo. Possiamo andare subito.”

La sua voce era tranquilla. Piana. Senza sarcasmo, senza sfida, senza cattiveria. E Valentina si spaventò.

“Won-ho,” chiese, allarmata, “È successo qualcosa?”

“No.”

“Won-ho, non dire cazzate.”

Non è successo nulla.”

“Sei stanco.”

“No.”

“Sì.”

“Taci.”

Lui si voltò per chiudere la macchina e Valentina notò i tagli sulle braccia che le dicevano che, qualsiasi lavoro avesse fatto oggi, era stato molto duro.

“Won-ho,” gli posò una mano sulla spalla, esitando prima di accarezzargli la scapola, “Possiamo stare a casa.”

Won-ho la esaminò a lungo, l’espressione corrucciata, il naso a un centimetro dal suo.

“Valentina.”

“Dimmi.”

“Ti senti poco bene?”

Valentina sbottò.

“Che c’è?”

“Rinunceresti al gelato?”

“Volevo essere carina. Non ti meriti nulla.”

Won-ho sorrise. “Forse. Sali in macchina.”

“Eh?”

“Sali.”

“Perché?”

“Sono troppo stanco per pedalare, ma se andiamo col pick-up ci mettiamo dieci minuti.”

“Fai pure un quarto d’ora, con quel catorcio.”

Ma Valentina salì nel pick-up che gli aveva dato l’azienda agricola senza protestare ancora. Won-ho si sedette al volante, e lei gli sfiorò la coscia con la punta delle dita.

“Come a Busan,” disse, tenendo gli occhi sul cruscotto per negare la leggerezza tenera delle parole, e Won-ho le posò le labbra morbide sul polso.

“Come a Busan,” le fece eco mentre partiva, e nella serata mite di settembre la campagna scivolava via intorno a loro.

“Niente mare però,” si lamentò lui, e Valentina gli tirò uno scappellotto.

“Se volevi il mare stavi a casa tua.”

“Se avessi voluto il mare, saresti rimasto a casa tua…” la corresse.

“Kwon, vuoi morire?”

“Chi è laureato in lingua e letteratura italiana, qui?”

“Una laurea presa coi punti del supermercato.”

“Con il massimo dei voti, ricordatelo.”

“Pensa alla strada.”

E dodici minuti dopo stavano parcheggiando.

“Aspettami al giardinetto.”

“Bisello, mettermi a digiuno per non aver fatto un giro in bici è troppo persino per te.”

“Kwon, essere gentili è un’impresa quando ti ci metti.”

“Vorresti portarmi il gelato?”

“No. Mi sto liberando della tua presenza molesta per un po’.”

Con il sorriso storto che le diceva che non le credeva affatto, Won-ho si allontanò.

Stupido potatore.

Quando riemerse dalla gelateria con due coni, Valentina lo vide da lontano: seduto su una panchina con quella nube di disagio che sembrava circondarlo, a volte, quando non aveva un lavoro per le mani, o un libro sotto gli occhi. Lo guardò – chino in avanti, i gomiti sulle ginocchia, le mani sotto il mento – e sentì il battito più veloce del suo non-cuore che lo accoglieva come un saluto.

Non dirgli quello che provava era più difficile del solito, e rimediò apostrofandolo col consueto affetto.

“Stupido potatore.” Gli porse il cono. “Dovevamo pedalare e consumare calorie.”

“Io ho smaltito lavorando. Sei tu che fai ancora la studentessa pigra.”

“Te lo spalmo sui capelli, il gelato.”

“Valentina.”

“Sì.”

“Tregua.”

Mai, voleva dirgli, ma le aveva messo una mano sulla vita, l’aveva tirata a sé e sedendoglisi sulle cosce Valentina sentì il petto ampio di lui dietro la schiena, il cuore che batteva forte e regolare. Chiuse gli occhi. Fragola e cioccolato nella bocca, quel suono e quella forza intorno.

“Won-ho.”

“Valentina.”

Mangiarono nel silenzio rilassato, complice di chi non ha bisogno di riempirlo.

“Dammi il tovagliolo, vado a buttarlo,” si offrì Won-ho.

“Hai riposato abbastanza?”

“Non voglio farti stancare, hai portato due gelati pesanti.”

E prima che potesse ribattere, le aveva rubato il tovagliolo appiccicoso e si era avviato verso il cestino dell’immondizia. Valentina lo osservò camminare oltre la fontanella, i passi lunghi, la maglietta semplice, e mentre tornava questa volta non distolse gli occhi, perché il colore del giorno ormai quasi finito, il profumo dell’aria erano gentili abbastanza da toccare anche lei.

“Vieni qui” ordinò.

“Perché?”

“Voglio fare la studentessa pigra.”

Won-ho le si sedette accanto e lei gli si accoccolò a fianco. Lo prese tra le braccia e lui la osservò scettico, un sopracciglio inarcato, ma Valentina gli posò una mano dietro la nuca.

“Sei uno stupido potatore, ma hai un bel nasino,” mormorò strofinandoci contro la punta del suo.

“Solo il naso?” le chiese Won-ho, carezzandole la schiena.

“Ora non ti allargare. Anche se questa bocca, devo dire, è tollerabile,” gli concesse, disegnando i contorni delle sue labbra con l’indice.

“Come i tuoi capelli d’estate,” le disse Won-ho arrotolandosene una ciocca tra le dita, “Non li tagliare più.”

“Me lo proibisci?”

“Sì, mi piacciono. Come questi tuoi occhi a mandorla,” aggiunse baciandole le palpebre, “Dovevi per forza venire in Corea.”

“A cercare un forte uomo di Busan?”

“A cercare me,” le rispose fermo, racchiudendole la guancia nella curva del palmo.

“E ora che ti ho trovato?”

“Mi tieni.”

E qualsiasi obiezione volesse presentare Valentina, la bocca di Won-ho sulla sua la distrusse sul nascere.

“Non puoi sempre zittirmi così.”

“Sì, invece.”

Con il tocco leggero di un bacio. Con i denti che le sfioravano la pelle, affondavano appena nel labbro inferiore.

“Potatore, che facciamo, pomiciamo nel parco come due ragazzini?”

“Che significa? Non conosco questa parola.”

“Aspetta che te la spiego.”

Questa volta fu lei a impedirgli di parlare, e Won-ho non protestò, lasciando che lo attirasse a sé. E Valentina si stupiva sempre di quanto passasse veloce il tempo se a scandirlo era solo il pulsare lento del suo sangue mentre erano insieme. Quando si guardò di nuovo intorno era quasi buio, e i lampioni cominciavano ad accendersi.

“Dovremmo tornare a casa.”

“Sì.”

La baciò un’ultima volta e Valentina, chiudendo gli occhi, si domandò come sarebbe stata la sua vita se avesse ascoltato la signora madre, e non fosse mai andata per un anno in Corea. Intrecciò le dita a quelle di Won-ho, e si avviarono alla macchina mentre una fitta nel petto le rispondeva.

La vita se non avesse conosciuto Won-ho.

Si portò le nocche di lui al volto, ne sentì la durezza contro la guancia.

Diversa. E non così bella, forse.

“Won-ho-ah.”

Si voltò verso di lei nella penombra del parcheggio e Valentina lo spinse sulla portiera del pick-up. In momenti come questo, momenti di cui non gli avrebbe parlato, amava il fatto che fosse alto quanto lei: perché le sue labbra lo trovavano senza sforzo, e il suo corpo si adattava a quello di lui, ne riconosceva il contorno, il sapore, la consistenza.

“Ai…” le sussurrò sulla bocca, tenendola con la passione quieta che poteva scioglierle le ginocchia come neve.

“Torniamo a casa,” gli disse, quasi una supplica, perché le sembrava intollerabile farsi vedere così, anche nell’oscurità di un parcheggio.

Won-ho le rise sul volto, quella risata di gola che gli apparteneva, e che ora che erano così vicini echeggiava dentro Valentina.

“Sono stanco stasera, Bisello.”

“Non farti venire strane idee. Voglio solo tenerti stretto, Kwon.”

“E perché?”

“Perché mi piaci.”

Sapeva dirglielo soltanto al buio. E lo stupore di Won-ho durò solo un secondo.

“Mi piaci anche tu, Bisello.”

In macchina gli posò la mano sulla spalla, una carezza ferma per tutto il viaggio. Rientrarono a casa e lui la prese in braccio. Senza neanche accendere la luce, la portò al materasso sul quale dormivano per terra e ce la sdraiò con cura.

“Sono stanco, Valentina.”

“Non importa, Won-ho.”

Era vero. Si spogliarono a vicenda, e l’unico suono era quello del loro silenzio, dell’emozione per una volta gentile che si respiravano sulla pelle mentre si stendevano sotto le lenzuola.

Voglio solo tenerti stretto, nel buio, nella nostra casa, mentre la notte comincia oltre la finestra e la guardiamo passare, insieme.




N.d.A. In coreano Ai significa “bambina” ed è usato anche come vezzeggiativo particolarmente affettuoso.

Piccolo promemoria su Karen Waves 


La serie La studentessa e il potatore

Bad Girl ( Spin-off, recensione QUI)
1. Le cesoie di Busan ( recensione QUI )
2. Il titolista di Bassano ( recensione QUI)
 3. (????) Titolo segreto.Work in progress

L' Autrice
Karen Waves è nata a Vicenza, ma vive a Padova dove studia lingue moderne all’Università. Nella vita reale è accompagnata da un fidanzato paziente e un gatto assassino, mentre in quella immaginaria da un potatore coreano e dalla sua simpatica “morosa” veneta.
Scrivere è sempre stata la sua passione e come ispirazione ha avuto tre grandi amori: la Corea, le storie romantiche e gli alberi.
Il suo esordio, Le cesoie di Busan, sta convincendo schiere di lettrici della bellezza virile che si può trovare in Asia. Inoltre da pochi mesi ha pubblicato anche Bad girl, una novella con gli stessi protagonisti della serie La studentessa e il potatore, scaricabile gratuitamente da tutti gli store online.


Contatti:
Il blog ufficiale: www.karenwaves.blogs




martedì 13 settembre 2016

IL TITOLISTA DI BASSANO Karen Waves Recensione


«Vale, ho il mio lavoro e le mie aspirazioni. Non ho bisogno di te.»    «E allora perché siamo qui invece che a casa a ingozzarci di colomba?»    «Perché posso stare senza di te, ma non voglio. »
E’ tornata  Karen Waves , più disinvolta e spiritosa che mai: con un nuovo capitolo del suo drama italo -coreano tutto da gustare, che  racconta gli sviluppi  della travagliata relazione amorosa interrazziale che tanto ci ha appassionati ne Le cesoie di Busan e in Bad Girl. Lettori avvisati:  Il titolista di Bassano fa molto ridere, parecchio riflettere   e un po’ struggere. E il cambiamento di umore può avvenire nell’ arco di pochissime righe.


Self publishing 
IL TITOLISTA DI BASSANO
KAREN WAVES

Genere: romance contemporaneo
Pagine: 260
Prezzo: 2,99 € per eBook;  9,90 € per il cartaceo

La Trama

Valentina Bisello è una studentessa modello: si è da poco laureata in Business Management con una tesi sulle “Strategie di marketing sciistico in luogo di mare” e ora frequenta un master all’Università di Padova. Sono passati nove mesi e ancora non riesce a dimenticare il suo anno in Corea: sente ogni giorno la sua pazza ex-coinquilina Kim Yae-rim, ma le manca quel certo potatore che ha lasciato a Busan, insieme ai sensi di colpa.
Kwon Won-ho non fa più parte della sua vita, ormai, e deve farsene una ragione. Non era destino e non avrebbero dovuto stare insieme fin dall’inizio. Eppure continua a pensarci, anche se ha cancellato tutte le foto e si ripete che non è niente, che sta bene da sola, che non le serve un uomo per sentirsi completa.
Ma il suo stupidississimo e bellissimo potatore è partito per l’Italia e Valentina lo ritrova nel luogo più inaspettato: Bassano del Grappa, la città dove lei ha vissuto con la famiglia prima di trasferirsi. Appena si vedono, la passione esplode e resistere a ciò che lui le fa provare è molto difficile, soprattutto se le ricorda quello che sentiva nella sua camera in Corea, sulla spiaggia di Gwangalli, nell’atmosfera ovattata della biblioteca, quando si scambiavano baci e carezze (ma ben poche promesse).
Ora che Won-ho l’ha ritrovata non la vuole più lasciare, mentre Valentina è divisa tra il desiderio di tenerlo, la paura per il futuro e la disapprovazione della signora madre. Riuscirà la nostra eroina a coronare il suo desiderio d’amore o anche in Italia la sua è una storia dal finale già scritto?
 

Opinione di Charlotte

Si prospettano scelte difficili, situazioni spinose, tormenti del cuore  inframmezzati da centinaia  di irresistibili e irriverenti   battute,   e da situazioni  tragicomiche  oltremodo  spassose.
Avevamo lasciato a Busan  un potatore affranto e un “non cuore” spezzato; con il Titolista veniamo catapultatati  nella metropoli pedemontana Bassano del Grappa,  al cospetto di una bisbetica indomata e immalinconita:   alle prese con una tesi di laurea scoppiettante, e  allietata quotidianamente  dallo stimolo culturale fornito dal quotidiano di rilevanza locale che fa faville tra gli ultraottantenni, meglio se leghisti . 
Le  confidenti senza peli sulla lingua di Miss Bisello ora sono due,  e alle loro performances si aggiungono quelle di  una inappuntabile Signora Madre in carriera , di una nonna  veterocomunista, di un fratello indolente e bighellone . Da queste premesse si evince come nel profondo nordest   non manchino  nuove emozioni: e soprattutto vi siano  specie botaniche da scoprire, da ibridare, da accudire,  da difendere con le unghie e con i denti dal soffocamento. Questi  gli ingredienti base del  nuovo esilarante e dolceamaro capitolo della love story busano-veneta più famosa della letteratura contemporanea. Una storia che pur facendo talora  arrossire i più pudichi e causando dolore persistente  ai muscoli addominali a causa di  scoppi di risa irrefrenabili ,    sa parlare con schiettezza  solo in apparenza superficiale  di temi seri,  e che quindi sa coniugare la sostanza con i toni frivoli, romantici  e burloni.
Non preoccupatevi se leggendo il romanzo vi sentirete dei lunatici emotivi: è l’ effetto collaterale  del Titolista, che tiene sulle spine chi ama Valentina e Won-ho,  e fa  sognare l’ impossibile, per poi  rendere partecipe il lettore  di perplessità oggettive. Trasmettendo   con grande  chiarezza le sfaccettature del personaggio di Valentina, le sue tattiche di autodifesa, le sue fragilità mascherate dal sarcasmo. Inoltre nel Titolista emerge   qualche interessante spigolo del paziente e tenace “ muro di gomma”  Won-ho : un' umanizzazione  che sicuramente darà materiale per nuovi  succosi e litigiosi  sviluppi della relazione tra i due lunatici e orgogliosi piccioncini.   
La storia di Won-ho e Vale trasferita   nel cuore della ricca e " cosmopolita" provincia vicentina trova terreno piuttosto ostico:   le problematiche che erano state accennate nel primo capitolo della serie, e sviluppate nella novella prequel, migrano di continente ma non perdono significato. Al contrario, le insicurezze di Valentina assumono corpo, poiché il suo “non amore” per il coreano  deve affrontare il pregiudizio diffuso, l’ ostilità di  una famiglia imperfetta ma a modo suo presente e amata,   la presa di coscienza di un’ innegabile differenza culturale, di educazione, di obiettivi tra la sua vita e quella dell' oggetto del suo desiderio.
In quest’ ottica, nel cercare il buonumore e il romanticismo, ma anche la verosimiglianza , Karen parla frequentemente  al cervello del lettore e non si rivolge solamente al suo cuore limitandosi a  incrementare i valori della   serotonina . 
Poiché, ingiusto ma innegabile, le problematiche interculturali e l’ ostruzionismo sociale  esistono, e nell’ affrontare con serietà un legame come quello tra Valentina e Won-ho tali ostacoli non possono essere  presi alla leggera: d' altro canto se ci si vuole bene, vale la pena ricercare un compromesso piuttosto che rimanere nel dubbio o, peggio, nel rimpianto .  Karen traferisce dubbi e tentativi nel romanzo,  creando sequenze che sanno commuovere,  far sganasciare, addolcire : in virtù  di un' ironia che scaturisce innata dalla sua penna , da una visione lucida, matura  e lungimirante di problemi e soluzioni , da una vena sensuale spontanea ed efficace . E soprattutto dalla sua voglia di divertirsi e di sognare tra le righe, e di farlo insieme ai lettori.
A me , che vivo e  ho vissuto nei luoghi descritti da Karen, sembra  di tornare tra gli studenti universitari, ai tempi in cui ci si sentiva un po’  filosofi e tutto era possibile. Allora un progetto si faceva  e si disfaceva  nello spazio di poco;  era galvanizzante ,   ma al contempo anche tremendamente difficile e incerto.
Funziona così anche per Valentina e Won- ho: è palese come Karen conosca gli stati d’ animo dei suoi giovani  e confusi personaggi,  come si diverta e venga coinvolta nelle loro beghe mentre ne scrive,  come sguazzi a suo agio in un linguaggio fresco, spontaneo, all’ occorrenza sboccato  ma anche poetico e ricercato in termini di lessico, a far funzionare la parte umoristica. Una cifra stilistica che si addice alla caratterizzazione dei protagonisti  e ai toni della vicenda narrata: niente discorsi epici, tira e molla iperbolici  o atteggiamenti  strappalacrime,   ma dialoghi franchi,  gesti impulsivi, sesso complice e rovente, che   permettono  di delineare verosimilmente  motivazione, pigrizia , ormone  a palla e sentimenti ingestibili . E’ chiaro che prima dell’ happy end fatto e  finito che tanto si auspica,   c’è ancora da sudare parecchio.  Bisognerà fare i conti prima o poi con il pregiudizio coreano, finora accennato ma sicuramente  di importanza chiave, e con l’ incontro/scontro tra due stili di vita:  uno maschilista e basato su un sistema patriarcale, uno femminista e fondato sull’ emancipazione tardiva, che decisamente hanno pochi punti in comune .  Ma Karen ci sa fare, ormai è indubbio, e sono certa che saprà condurci ,fra una risata, un' arrabbiatura , un ragionamento  e un sospiro d’ amore, a un lieto fine italo coreano  pirotecnico. 

La serie La studentessa e il potatore
Bad Girl ( Spin-off,  recensione QUI
1. Le cesoie di Busan ( recensione QUI )
2. Il titolista di Bassano 
3. (????) Titolo segreto.Work in progress  

L' Autrice
Karen Waves è nata a Vicenza, ma vive a Padova dove studia lingue moderne all’Università. Nella vita reale è accompagnata da un fidanzato paziente e un gatto assassino, mentre in quella immaginaria da un potatore coreano e dalla sua simpatica “morosa” veneta.
Scrivere è sempre stata la sua passione e come ispirazione ha avuto tre grandi amori: la Corea, le storie romantiche e gli alberi.
Il suo esordio, Le cesoie di Busan, sta convincendo schiere di lettrici della bellezza virile che si può trovare in Asia. Inoltre da pochi mesi ha pubblicato anche Bad girl, una novella con gli stessi protagonisti della serie La studentessa e il potatore, scaricabile gratuitamente da tutti gli store online.

Contatti:
Il blog ufficiale: www.karenwaves.blogs