martedì 16 aprile 2013

YOUR BEST NIGHTMARE di Mary Caruso


Carissimi lettori di Sognando tra le Righe, vi avevamo promesso di pubblicare il racconto vincitore dell'Easy Contest che abbiamo indetto un mese fa... Come molte di voi sapranno la scelta non è stata semplice, vista la buona qualità e le brillanti idee del materiale che ci avete mandato; ma noi Books'Angels, insieme ad un giudice, ospite d'eccezione, che è stata la meravigliosa M.J. Heron (autrice di Implosion e recente vincitrice del prestigioso Premio Bancarella) abbiamo deciso all'unanimità di premiare questo, che ci è sembrato divertente, ironico e sensuale al punto giusto. Anzi, cara Mary, a dire il vero ci hai lasciato con un finale che ci fa desiderare ardentemente di poter leggere, un giorno non troppo lontano, un seguito più approfondito!... Che ne dici? Sono sicura che la penseranno così anche tutti coloro che avranno il piacere di leggere il tuo carinissimo racconto!
Perciò... a te buon lavoro! (oltre ai complimenti) e a tutti voi buona lettura!

YOUR BEST NIGHTMARE
di Mary Caruso


VINCITRICE dell' EASY Contest

‘’Pronta per partire?’’ Serena mi guarda da sotto le lunga ciglia, gli occhi luccicanti e il sorriso a trentadue denti. Maledetta me quando ho auto la brillante idea di accettare! ‘’Le valigie sono già sull’autobus. Se intendi psicologicamente no, non sono pronta per niente’’ scuoto la testa, facendo ondeggiare avanti e indietro la mia coda alta, mentre lei ride cristallina afferrandomi per un polso e trascinandomi a forza sul nostro mezzo di trasporto. Quasi vent’anni e ancora si comporta come una bambina delle elementari. L’intero autobus è in fibrillazione, ragazze che si scambiano consigli per le serate a venire, altre che spettegolano ed altre che si raccontano i piani della settimana. Sono anni che io e Serena programmiamo questa vacanza, la famosissima vacanza primaverile che tutti gli studenti del college aspettano. Se poi fai parte di una confraternita, è il top. Si respira proprio quell’aria, quella tutta eccitata e carica di emozioni ma, soprattutto, aspettative. Perché quella settimana dovrà essere fantastica. Dopo anni di organizzazione non può andare nulla storto o, forse, è proprio questo che ci si aspetta. Che qualcosa non vada come programmato, proprio per poter ricordare con nostalgia queste giornate di pura pazzia.
‘’Oh, suvvia! Non fare quella faccia! Penserai quando torneremo, alla scuola!’’ dice mentre si siede in uno dei posti liberi, prima di aggiungere ‘’Questa settimana sarà piena di fighi, di mare, di feste e di alcool. Quindi vedi di spegnere quel cervello che ti ritrovi’’
‘’Hai dimenticato una cosuccia...’’ le dico mordendomi il labbro inferiore e sistemandomi affianco a lei. Mi guarda curiosa alzando un sopracciglio ‘’Ti sei scordata il sesso’’ le sussurro all’orecchio prima di scoppiare a ridere, seguita a ruota da lei ‘’E’ così che ti voglio, sorella!’’ scherza battendomi il cinque, cominciando a cantare a squarciagola una canzone partita alla radio.
Si, è proprio quello che mi ci vuole. Una bella pausa, ho proprio bisogno di smettere di pensare a tutto ciò che gira intorno al college e dedicarmi solo al divertimento. E, se le cose bisogna farle, tanto vale impegnarsi. Il viaggio dura molte ore ma non importa. Per quanto stanche saremo, al nostro arrivo, nulla ci impedirà di fare baldoria già dalla prima sera. La località scelta è favolosa, c’è tutto ciò che si potrebbe chiedere per una vacanza come questa. Mare, spiaggia e feste. La città sarà piena di ragazzi della nostra età, tutti lì per la stessa ragione. È un posto abbastanza in voga, ragion per cui abbiamo prenotato già da un anno le camere dell’hotel, oggi stracolmo di ragazzi. ‘’Non la senti?’’ Serena sorride scendendo dall’autobus, allargando le braccia e lasciandosi carezzare la pelle lattea dai raggi del sole. ‘’Intendi l’afa?’’ chiedo scherzando e ricevendo uno sguardo da serial killer come risposta. ‘’La libertà’’ dice poetica mentre, ancora con gli occhi semichiusi, continuando a camminare verso l’ingresso. ‘’Uhm si, anche quello’’ rido guardandomi intorno e notando quante più persone di quelle che mi immaginavo ci siano. L’hotel pullula di ragazzi in canottiera e pantaloncini, pronti a trascorrere dei giorni indimenticabili. Andiamo velocemente nella nostra stanza dove disfiamo i bagagli e ci infiliamo il costume pronte ad andare in spiaggia. Amo il mare, amo stare sdraiata al sole e lasciarmi cullare dal rumore delle onde che si infrangono contro la riva, amo l’odore di salsedine che mi stuzzica l’olfatto e si, amo anche godermi il panorama dei ragazzi che passeggiano per la spiaggia. Troviamo un posto su cui poterci stendere tranquillamente e ci buttiamo al sole parlando e scherzando.‘’E’ fantastico questo posto’’ ammetto poggiando la testa sulle braccia e chiudendo appena gli occhi ‘’Quali sono i programmi per stasera?’’ continuo con voce impastata dalla stanchezza e gli occhi chiusi. ‘’Festa in maschera, nulla di elegante ma tutto molto intrigante’’ dice in perfetto stile televendita promozionale.
Apro gli occhi cercando di vederla ‘’Maschera? Ma io non ho una maschera!’’ le dico alzando appena la voce. ‘’Tranquilla, ho pensato a tutto io’’ mi rassicura sorridente. Meno male che c’è lei. Pochi minuti e mi trovo in quello stato di beatitudine che precede il sonno, prima di cadere nel buio più profondo.
A vederla da fuori, questa festa, sembrerebbe come tutte le altre. L’unica cosa che la distingue sono le maschere che coprono, più o meno, il viso di ogni persona. La spiaggia è piena di ragazzi con bicchieri in mano, un dj che spara musica a tutto volume e un bancone che serve bevande. Ormai ho perso di vista Serena da una mezzora buona, forse non avrei dovuto bere tutte quelle birre perché ora ho la testa alquanto leggera e non smetto un attimo di ridere. I ragazzi continuano a ballare e strusciarsi l’un l’altro. Mi sento così libera. Ballo a ritmo della musica pulsante che mi rimbomba in testa, tenendo in alto la mano che regge il bicchiere di plastica rosso pieno di alcool. Non mi sono mai sentita meglio. Non sono ubriaca ma neanche del tutto sobria. È quel perfetto mix che ti fa sentire audace ma ancora nel pieno delle tue facoltà mentali. Sento qualcuno cingermi la vita e cominciare a ballare al ritmo della musica, standomi perfettamente attaccato. Sto per girarmi ma lui mi tiene ferma, spostandomi i capelli da un lato ed avvicinandosi al mio orecchio ‘’Ciao, Holly’’ mi sussurra ad un orecchie, cercando di sovrastare la musica. Strabuzzo gli occhi continuando a muovermi ‘’Ci conosciamo?’’ gli chiedo curiosa come un bambino a natale, girando appena il viso, ritrovandomi a pochi millimetri dalle sue labbra ‘’Sono il tuo miglior incubo’’ mi soffia, poggiando le labbra sulla mia spalla in modo da lasciarci un bacio umido. Mi scappa una risata ‘’Ah se?’’ chiedo senza staccarmi da lui. I suoi baci sono piacevoli. Pur non avendo idea di chi lui sia, non mi dispiace che quelle labbra si posino sulla mia spalla assaggiando, succhiando e accarezzando. Passa al collo dove lascia un bacio umido. Rabbrividisco involontariamente e, sicuramente, non è colpa del freddo.
Mi volto verso di lui trovando, per mia sfortuna, una maschera nera a coprirgli il contorno degli occhi e una parte di naso. Gli sorrido cingendo le mani attorno a suo collo mentre le sue scivolano un po’ più in basso, avvicinandosi pericolosamente al mio sedere. ‘’Non mi pare di conoscerti’’ gli dico senza smettere un attimo di muovermi. ‘’Magari è colpa della maschera’’ mi schernisce lui. Alto almeno venti centimetri più di me, capelli neri come la pece, occhi azzurro mare e lineamenti perfetti. Sembra il classico stronzo della situazione. Quello che ci prova con le povere fanciulle indifese con l’unico fine di portarsele a letto. Ed io, sono la povera preda della situazione. Come se mi dispiacesse! Sono mesi che nessun ragazzo si avvicina a me, nemmeno avessi la sifilide! ‘’Non credo proprio’’ rispondo scuotendo la testa diverse volte. Gli faccio segno di avvicinarsi con un dito, in modo da potergli parlare da più vicino ‘’Non penso che tu sappia cosa significa essere il mio miglior incubo’’ gli sussurro in modo eloquente, sorridendogli con malizia. ‘’Lascia che te lo mostri, allora’’ risponde con audacia senza smettere di guardarmi negli occhi. Passo in rassegna tutti i ragazzi che conosco senza riuscire ad associarlo a nessuno.
Oh, fanculo tutto. Annuisco impercettibilmente mentre lui mi prende per mano, trascinandomi fuori dalla calca di persone. La musica comincia ad attutirsi man mano ci allontaniamo dalla massa, mano nella mano. Si gira ogni tanto per vedere il mio viso, cercando di capire a cosa sto pensando.
Cosa sto pensando? Nemmeno io lo so, in questo momento. Se fossi stata a Phoenix non mi sarei nemmeno minimamente immaginata di seguire chissà dove il primo estraneo che passa, per di più metà stalker, considerando che conosce anche il mio nome. No, mi correggo. Se fossi stata a Phoenix non sarei nemmeno andata ad una festa del genere, visto che non sono proprio la tipa da feste fatte solo di ragazzi sbronzi e scopate sulla spiaggia.
Ma siamo in vacanza, no? Tanto vale divertirsi quel minimo e mandare tutto ciò che è razionale al diavolo. Il battito del mio cuore cominci a farsi più irregolare quando raggiungiamo la hole del suo hotel che si trova a pochissimi metri dalla spiaggia. Un piano di scale a piedi, fatte quasi di corsa. Come se avessimo fretta. Entriamo in una stanza singola, non accende neanche che mi ritrovo contro la porta, le sue labbra sulle mie e il suo corpo spalmato sulla mia pelle bollente. Si fa largo velocemente tra le mie labbra, raggiungendo svelto la mia lingue e cominciando una danza fatta di prendi e dai reciproci. Le sue mani sono sui miei fianchi che stringono, toccano, carezzano e disegnano ghirigori immaginari sul mio corpo, prima di decidersi a superare quel sottile pezzo di stoffa che, in fretta, va finire sul pavimento, lasciandomi solo in reggiseno. Appena un secondo per capire cosa sta succedendo che le mie labbra tornano sulle sue affamate di quel sapore fatto di vodka e menta. Un mix letale per i miei ormoni letteralmente impazziti. Porto le mani alla base della sua maglia e lo aiuto a sfilarsela, facendola passare da sopra la testa mentre i sui respiri si fanno più irregolari. Rimane senza t-shirt e non posso fare a meno di notare i muscoli delineati ma non esagerati. Poggia la sua fronte sulla mia, accorgendomi solo in quel momento che portiamo ancora entrambi le maschere. Faccio per togliermi la mia ma mi ferma ‘’Non toglierla’’ mi sussurra prendendo la mia mano tra le sue. ‘’Perché?’’ sono leggermente confusa. ‘’Solo per stanotte. Non pensare a ciò che succederà domani’’ Lo guardo negli occhi, o almeno, ciò che posso vedere considerando che siamo al buio e che l’unica cosa luminosa è la luce della luna che filtra dalla finestra. Annuisco riavvicinandomi a lui e tornando a baciarlo mentre con un gesto abile mi solleva dal pavimento facendomi allacciare le gambe attorno ai suoi fianchi, le sue mani sulle mie natiche e la sua bocca contro la mia. ‘’È dalla prima volta che ti ho vista che avrei voluto farlo’’ confessa tra un ansimo e l’altro lasciandomi baci leggeri sul collo e sulla guancia. Respiro a fatica, immergendo le mie mani tra i suoi capelli, cercando di stringerlo più a me. Ci spostiamo sul letto dove ci lasciamo cadere l’un sull’altro, io a cavalcioni su di lui. Le sue mani si intrufolano nei miei pantaloncini impiegando poco meno di qualche secondo a levarmeli con un movimento veloce, facendo lo stesso con i suoi. Tutta quella situazione mi sta facendo impazzire. Il fatto di non conoscerlo, le maschere, il luogo. Non avrei mai immaginato che avrei fatto una cosa del genere. Penso poco, evito di far ragionare il cervello. Ci siamo sono solo io e il ragazzo misterioso. Faccio come mi dice, mi comporto come se un domani non ci fosse. Come se avrò diciannove anni per sempre. Come se non importa cosa ci succede intorno, importa solo di noi.Spengo completamente il cervello. Lo mando in standby almeno per questa notte. Solo io e lui. Solo i miei occhi immersi nei suoi. Solo noi.
Ci guardiamo ancora un secondo prima di affondare, letteralmente, l’uno nell’altro andando sempre più verso l’oblio. Nella pura sensazione di pienezza e felicità.
La luce del sole filtra dalla finestra, l’aria è calda quasi insopportabile. Apro le palpebre ancora assonnata, trovando gli occhi del ragazzo della sera prima che mi scrutano divertiti. ‘’Buongiorno’’ mi sussurra spostandomi i capelli dal viso. La maschera mi da fastidio ma non mi azzardo nemmeno a muovermi. Il ricordo della sera prima mi stordisce, insieme alla testa che gira.
‘’Uhm’’ mugolo stiracchiandomi come un gatto appena sveglio. ‘’Dormito bene?’’ mi chiede ridacchiando, mentre si sistema meglio sul letto. ‘’Da dio’’ rispondo con un sorrisetto stampato in faccia, affondando la testa sul cuscino. ‘’Stamattina continuava a squillarti il cellulare’’ mi informa alzandosi a sedere. ‘’Sarà Serena, non morirà senza sapere dove sono’’ rispondo con voce impastata, guardandolo mentre si alza per rivestirsi. Noto un tatuaggio sulla sua spalla, una ‘’A’’ ricoperta di ghirigori e disegni tribali. ‘’Bel tatuaggio’’ mormoro ancora assonnata. Mi guarda appena, sorride di sbieco e torna a rivestirsi. ‘’È l’iniziale di mia madre’’ mi spiega facendo spallucce. Lo seguo a ruota alzandomi di malavoglia dalle coperte, rabbrividendo nel vedere i vestiti buttati per aria in modo disordinato. Ci rivestiamo in silenzio, senza spicciare parola finchè non decido di fargli quella domanda che mi tortura da tutta la notte. ‘’Mi dici come ti chiami?’’ chiedo senza guardarlo in faccia mentre mi sistemo i capelli alla meglio con le mani. ‘’Se ti dicessi il mio nome poi dovrei ucciderti’’ risponde facendomi l’occhiolino allo specchio. Sbuffo tra il divertito e l’indignato, raccattando le ultime cose rimaste nella stanza. ‘’Bè, allora ci si vede in giro’’ gli dico uscendo frettolosamente dalla camera. ‘’Oh, puoi giurarci!’’ ride come se la sapesse lunga. Uomini. Mi tolgo quella maschera ormai appiccicata alla mia faccia, raggiungo velocemente il mio hotel, non molto distante e salgo nella camera mia camera. Apro la porta ed accendo la luce con poca gentilezza, trovando Serena tra le lenzuola ancora vestita. ‘’Ma buongiorno!’’ le urlo raggiante mentre lei si copre la testa con le mani. ‘’Che cazzo ti urli?!’’ sbiascica assonnata mentre cerca di ripararsi dalla luce del sole che filtra non appena spalanco le finestre. ‘’Sono felice’’ le dico facendo spallucce. ‘’Bè, beata te. Si vede che scopare ti fa bene..’’ continuando ‘’..al contrario tuo io ho passato la serata a vomitare’’ dice alzando il pollice e sprofondando nuovamente la testa tra i cuscini.
La settimana di vacanza passa molto velocemente. Non rivedo più il ragazzo misterioso e, dal canto mio, non lo cerco neanche. Si fa festa ogni sera per poi passare la giornata al mare o in piscina a smaltire la sbronza della sera prima. Tornare alla vita normale sarà più che dura. Anche se ero scettica all’inizio, questa vacanza, si è rivelata più che divertente. Mi ha letteralmente strappato dalla vita reale per un’intera settimana, portandomi in un mondo in cui ciò che fai non ha conseguenze sulla vita di tutti i giorni. Sulla vita di tutti i giorni. Un posto in cui puoi essere ciò che vuoi e comportarti nel modo che più ritieni appropriato, senza curarsi del pensare se sia giusto o meno. La ricorderò sempre come la
vacanza in cui sono andata a letto con un perfetto sconosciuto, in cui io e Serena ci siamo perse un paio di volte per il paese, in cui abbiamo dormito tre sere in mezzo alla strada vomitando l’anima, in cui abbiamo fatto amicizie a dir poco strane e buffe. Si, è stata proprio una bellissima esperienza.
Arrivata a Phoenix mi lascio cadere sul mio amato letto a due piazze, lasciando che l’aria fresca mi solletichi le spalle scoperte e abbronzate. Sento il cellulare vibrare nella tasca dei pantaloncini e lo afferro senza nemmeno guardare chi sia.
‘’Pronto?’’ ‘’Holly sono mamma, mi devi assolutamente fare un favore’’ la voce metallica di mamma mi fa risvegliare dal mio stato comatoso. ‘’Dimmi’’ non è mai un buon segno quando mi dice che devo farle un favore, soprattutto visto che abitiamo a cento chilometri di distanza. ‘’Oggi arriverà a Phoenix Matt, ti ricordi di lui?’’ Sta parlando di Mattew, il figlio del suo nuovo compagno nonché ragazzo di pochi anni più grandi di me. L’ho visto solamente una volta in vita mia, quattro anni prima. ‘’Vagamente’’ rispondo stando sulla difensiva. L’unica volta in cui ci siamo visti abbiamo litigato, non mi pare il caso di dire che siamo andati d’accordo quel giorno anche perché, non ci andremo mai. Soprattutto considerando che tra meno di un anno saremo tipo fratellastri o qualcosa di simile, non appena mamma avrà ottenuto il divorzio ufficiale da papà. Al contrario di mia madre che ha divorziato, il padre di Matt, Jon, ha perso la moglie in un incidente stradale. O qualcosa del genere. ‘’Dovresti andare in aeroporto a prenderlo. Passerà alcuni giorni a qui da noi ma non ha trovato nessun volo disponibile considerando che ci sono le vacanze primaverili’’ mi spiega tranquilla. ‘’Ma mamma! Non ricordo nemmeno come sia fatto!’’ protesto mettendomi a sedere sul letto. ‘’Non importa! Porterà con se un foglio su cui scrivere il suo nome. Lo riconoscerai sicuramente, è diventato proprio un bel ragazzo’’ ridacchia. ‘’Già, ma è il mio futuro fratellastro rompi palle..’’ sbuffo chiudendo gli occhi, aspettando una sua ramanzina sul mio tono da insolente poco riconoscente che, con mia grande sorpresa, non arriva. ‘’Atterra tra mezz’ora, vedi di sbrigarti’’ stacco il cellulare e soffoco un urlo nel cuscino. Non ho proprio voglia di passare un’ora nella stessa macchina in cui ci sarà anche lui! Vado verso il parcheggio dove trovo Serena ancora intenta a scaricare le valigie dall’autobus. ‘’Dove vai?’’ mi chiede alzando un sopracciglio. ‘’A prendere quell’arrogante del mio futuro fratellastro’’ Salgo in auto e metto in moto alla velocità della luce. Arrivo a destinazione in poco più di mezz’ora e scendo dall’auto andando dritta nella zona degli arrivi. Cerco tra la folla i capelli scuri del figlio del mio futuro patrigno, alla disperata ricerca di un foglio di carta col nome Matt. Non ricordo nemmeno come sia fatto, oltre alla massa informe di capelli neri e i lineamenti poco marcati. Vecchi, bambini, famiglie,ragazzi. Niente. Del ragazzetto alto un metro e sessanta che mi ricordavo nemmeno l’ombra. Guardo per ancora qualche secondo prima che i miei occhi si soffermino sul foglio tenuto in mano da un ragazzo.
Moro, alto, occhi azzurri e un sorriso a trentadue denti rivolto proprio nella mia direzione.
Come se mi conoscesse. Come se la sapesse lunga.
‘’Il tuo miglior incubo’’
Merda.

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