sabato 21 marzo 2015

SUITE FRANCESE Iréne Nèmirovsky Recensione

“Una fila di gigli costeggiava il viale; i lunghi boccioli vellutati si erano schiusi agli ultimi raggi del sole e adesso fiori orgogliosi, eretti, profumati, si aprivano al vento della sera. Nei tre mesi della loro conoscenza Lucile e il tedesco avevano fatto molte passeggiate, mai però con un tempo così bello, così propizio all’amore. Di comune accordo, cercarono di dimenticare tutto ciò che era estraneo a loro due.« Non ci riguarda, non è colpa nostra. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna esiste una sorta di Eden dove non ci sono né morte né guerre, dove bestie feroci e cerbiatti giocano pacificamente insieme. Dobbiamo solo ritrovare quel Paradiso, chiudere gli occhi davanti a tutto il resto. Siamo un uomo e una donna. E ci amiamo».Dicevano a se stessi che la ragione e persino il cuore potevano renderli nemici, ma c’era un’intesa dei sensi che niente avrebbe potuto spezzare – la muta complicità che lega con pari desiderio l’uomo innamorato e la donna consenziente.”



SUITE FRANCESE

Irene Némirovsky




 A cura di Denise Epstein e Oliver Rubinstein
Traduzione a cura di Laura Frausin Guarino
Casa editrice: Adelphi Edizioni
Genere: Romanzo storico
Pagine: 415
Prezzo: 11.00 €
Ebook: 3.99 €



Trama

Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande «sinfonia in cinque movimenti» che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l’occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell’arrivo dei tedeschi) e Dolce(il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una «sposa di guerra» a un ufficiale tedesco). La pubblicazione, a sessant’anni di distanza, di Suite francese, il volume che li riunisce, è stata in Francia un vero evento letterario. Non è difficile capire perché: con Suite francese ci troviamo di fronte al grande «romanzo popolare» nella sua accezione più nobile: un possente affresco, folto di personaggi memorabili, denso di storie avvincenti, dotato di un ritmo impeccabile, nel quale vediamo intrecciarsi i destini di una moltitudine di individui travolti dalla Storia. Su tutti – il ricco banchiere e il giovane prete, la grande cocotte e la contadina innamorata, lo scrittore vanesio e il ragazzo che vuole andare al fronte e scopre invece le gioie della carne fra le braccia generose di una donna di facili costumi – Irène Némirovsky posa uno sguardo che è insieme lucidissimo e visionario, mostrandoci uno spettro variegato di possibilità dell’uomo: il cinismo, la meschinità, la vigliaccheria, l’arroganza e la vanità, ma anche l’eroismo, l’amore e la pietà. 


Composto nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, ma apparso in Francia solo nel 2004, Suite francese è il libro che ha segnato la riscoperta internazionale di Irene Nèmirovsky e proprio con questo libro la  casa editrice Adelphi ha cominciato nel 2005 la pubblicazione di tutti i suoi romanzi, cui si aggiungono il racconto La moglie di don Giovanni e quelli della raccolta Film parlato



Opinione di Sybil



Irene Nèmirovsky ha purtroppo avuto una vita molto breve, agiata ma non priva di difficoltà. Amava leggere e scrivere, si ispirava ai grandi autori russi e convogliava nelle sue passioni tutta la sua forza di vivere. È per questo che i suoi romanzi sono pieni di emozioni, sentimenti tanto potenti da travolgere ogni animo umano, niente è lasciato al caso, ogni personaggio delle sue storie è lì per un preciso motivo, e viene descritto, disegnato con un tale realismo da diventare quasi vero, palpabile.
Suite francese è stato il suo ultimo scritto. Il progetto iniziale prevedeva un romanzo suddiviso in cinque movimenti. Dai suoi appunti si evince che il risultato finale doveva essere un libro lungo circa mille pagine nel quale ogni parte era a se stante ma collegata da innumerevoli intrecci a quella successiva e così di seguito, arrivando ad una composizione unica e completa. Purtroppo l’autrice è stata catturata nel luglio 1942 e uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz. Mentre scriveva Suite francese era largamente convinta di non trovarsi nella condizione di poterlo portare a termine: le leggi razziali incombevano ormai come una grande minaccia e lei, essendo di origine ebrea, sapeva di non avere un futuro sicuro.  Il giorno in cui venne catturata lasciò un marito, due figlie piene di terrore e il suo ultimo grande capolavoro purtroppo incompiuto. Le parti a noi pervenute sono due: Temporale di giugno e Dolce.
In Temporale di giugno siamo di fronte ad una Parigi scossa dal’imminente attacco aereo delle forze tedesche. Tutta la popolazione è presa dal panico, perché sente più che mai il sapore acre della guerra sulle labbra. Molti di loro tentano di scappare, portandosi al sicuro nelle campagne, dove il rischio bombardamenti è ridotto. 
Nel cammino della storia incontreremo più personaggi, ognuno di una classe sociale differente, dal ricco borghese al contadino e vedremo come ognuno di loro reagirà alla fuga. Il risultato è uno spaccato tremendamente realistico di una Francia terrorizzata dalla guerra, dalla paura di perdere ogni cosa. Il ricco e il povero accomunati dall'incertezza di un domani, dal desiderio di sopravvivere ad ogni costo. Eccezionale è il gioco di contrapposizioni che l’autrice crea nel parlarci dei suoi personaggi, la differente idea di sopravvivenza che il ricco borghese ha rispetto a quella del contadino  e la capacità che li spinge in egual modo a riconoscersi nello stesso identico istinto di resistenza.
In Dolce invece ci troviamo in un paese sempre francese alla vigilia dell’invasione tedesca. Dopo l’arrivo delle truppe ogni equilibrio viene sconvolto, il terrore dei cittadini diventa palpabile, l’odio nei confronti dell’invasore sale alle stelle. Molte delle persone portano un lutto a causa dei tedeschi, altri hanno familiari prigionieri nei campi di concentramento, altri ancora covano semplicemente rancore nei confronti del nemico. Quando un distaccamento dell’esercito tedesco arriva in città le persone invase cadono in un apparente stato di indifferenza. Accettano le imposizioni, accolgono nelle loro case ufficiali, soldati semplici, personale operativo. Lo fanno perché questa è la guerra e questo è ciò che succede quando un popolo vince su un altro. Una sorta di totale abbandono invade le famiglie ormai stanche di soffrire e, dando voce all'istinto di sopravvivenza nascosto dentro ogni individuo, si adattano a quella condizione.
I protagonisti principali di Dolce sono Lucile e l’ufficiale tedesco Von Falk, ma oltre a loro ritroviamo alcuni dei personaggi già incontrati in Tempesta di giugno. Parlare di protagonisti in questo romanzo è comunque sbagliato perché tutti hanno un ruolo importante e marginale allo stesso tempo. Sono al centro della narrazione per poi ritrovarsi ai margini e questa percezione è data dal fatto che in principio l’autrice aveva intenzione di creare intrecci potenti, ma non prevedibili, creando un gioco di attese e scoperte.
Comunque sia in Dolce il movimento centrale è tenuto in piedi da Lucile e dall'ufficiale tedesco che alloggia nella sua casa. Lucile è una donna infelice, sposata con un uomo che non ama e che è stato fatto prigioniero di guerra dai tedeschi. Vive con la suocera, vaga nel buio di un’abitazione vuota, fredda, desolante. Quando vede l’ufficiale Von Falk sente per la prima volta battere il suo cuore, il sangue ritorna a fluirle nelle vene, gli occhi vedono nuova luce. Sa che è sbagliato, che non esiste niente al mondo di più terrificante e ingiusto, ma l’ufficiale riesce a svegliare in lei una nuova primavera, come una promessa. 
A poco a poco i due giovani non si sentono più il vincitore e il vinto, ma semplicemente un uomo e una donna che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma pur sempre vivi.
Quello che succederà non posso svelarvelo, anche perché gran parte della storia che lega tutti personaggi è rimasta imprigionata nel cuore e nella mente di una grande autrice che non ha avuto nemmeno il tempo di dire addio alla sua famiglia, strappata come tanti altri alla vita dalle terribili azioni degli uomini.
Dai suoi appunti, che grazie ad Adelphi sono stati pubblicati in coda al romanzo, si ha la possibilità di conoscere, seppur in piccolissima parte, ciò che Irene Nèmirovsky aveva in mente per i suoi personaggi e lascio a voi il piacere di scoprirlo. Dico solo che se avesse avuto il tempo di portare a termine il suo lavoro, il risultato sarebbe stato incredibile.


Suite Francese è un romanzo intenso, che trasmette l’immagine nitida e reale degli anni dei quali ci parla.
Travolgente è la sensazione che si prova una volta arrivati all'ultima pagina. Infatti si avverte proprio il senso di frattura, di interruzione della storia che, invece di impoverire il romanzo, lo arricchisce, sottolineando l’ingiustizia della sorte di Irene Nèmirovsky e di tutti coloro che, come lei, sono stati portati via dalle loro case e uccisi senza pietà.
Un libro da leggere, per non dimenticare mai ciò che è stato.



L'autrice

IRENE NÈMIROVSKY è nata l’11 febbraio 1903 a Kiev, figlia di un ricco banchiere ebreo.
Cresciuta sotto l’occhio attento dei precettori, trascorre gran parte del suo tempo tra le pagine dei grandi libri del tempo. Irene è legatissima al padre, che per motivi di lavoro viaggia quasi tutto il tempo, lasciandola sempre sola con la madre che invece non prova nei confronti della figlia un grande amore. Per riempire il vuoto affettivo inizia a scrivere, dando voce alla sua più grande passione.
Nel 1919 tutta la famiglia si trasferisce  in Francia dove l’autrice continua i suoi studi iscrivendosi alla facoltà di Lettere della Sorbona.
Nel 1926 incontra Michel Epstein, suo marito, e dalla loro unione nascono due bambine.
Il suo successo in Francia inizia a crescere a dismisura, diventa autrice di molti racconti e romanzi.
Con l’avvento delle leggi razziali, la sicurezza della famiglia Epstein viene però messa a dura prova. Entrambi di origine ebrea, rischiano di essere deportati, ma né l’autrice, né il marito provano a fuggire. Il 13 luglio 1942 viene arrestata e internata in un campo di concentramento in Francia. Il marito terrorizzato inizia una fitta corrispondenza con tutte le persone a loro care, per cercare aiuto, supporto, per ritrovare la moglie. Non sa che mentre la sta cercando lei è già stata trucidata.
Il 17 agosto 1942 Irene Nèmirovsky viene uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz.
Il 6 novembre 1942 Michel Epstein viene ucciso nelle camere a gas di Auschwitz, appena arrivato al campo.
Le bambine vengono nascoste per anni da un’amica di famiglia e grazie al supporto degli editori e dei tanti amici della coppia vengono sottratte ad una sorte terribile e portate in salvo.
La storia di Suite francese ha dell’incredibile. Scritto con una grafia piccolissima per risparmiare inchiostro e spazio, su una carta di guerra scadente, è stato lasciato in eredità dalla madre alle sue due bambine.
Trasportato nella valigia usata per gli innumerevoli spostamenti, il romanzo vedrà la luce grazie a Denise ( una delle figlie della Nemirovsky) che a distanza di anni, intraprende il complesso compito di dattilografare l’intera opera della madre. Un percorso arduo, doloroso, ma essenziale per regalare al mondo l’ultima testimonianza di una grande scrittrice. Inizialmente era convinta di avere per le mani una sorta di diario, un insieme di appunti dei primi anni di guerra. Quello che invece Denise si accorge di possedere è un vero romanzo, un progetto complesso, articolato, un capolavoro stroncato a metà dalle orribili ingiustizie di un conflitto senza precedenti.

“Mio amato, mie piccole adorate, credo che partiamo oggi. Coraggio e speranza. Siete nel mio cuore, miei diletti. Che Dio ci aiuti tutti.”
Ultima lettera di Irene Nèmirovsky al marito,
pochi giorni dopo la cattura.


Il trailer dell'omonimo film tratto dal romanzo:




4 commenti:

Charlotte Sognandotralerighe ha detto...

La tua è una recensione toccante e meditata: e a questo punto sono curiosissima anche di vedere il film!

Federica R ha detto...

La tua recensione mi ha fatto venire i brividi e la voglia di leggere questo libro che ho sempre un poco snobbato in libreria...
bacio

Starlight ha detto...

Una recensione toccante e intensa, che arriva dritta al cuore! Sono questi i romanzi che fanno riflettere e che aiutano a non dimenticare un periodo oscuro della storia dell'umanità, che ha segnato tante vite e tantissime generazioni e che continua ancora a farlo. Questi scritti sono proprio meritevoli di restare nella memoria della gente e grazie alla tua recensione, così profonda, ho voglia anch'io di ricordare. Grazie tesoro <3

Sybil Sognandotralerighe ha detto...

Ringrazio tutte quante per i vostri preziosi commenti!
Ci tengo a sottolineare che la forza di questo romanzo non è soltanto la storia in se, ma il contesto nel quale è inserito e la personalità dell'autrice. Anche se purtroppo non ci regala un finale, arrivati all'ultima pagina del libro ci sentiremo comunque arricchiti... Grazie ancora, un abbraccio!!!