martedì 16 giugno 2015

UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA Jane Shemilt Recensione

Un padre, una madre, tre figli: Theo, Ed e Naomi. Due medici in carriera con una bella casa, un ottimo stipendio, un cottage al mare, il cane in giardino. Le lunghe serate passate ad aspettare la notte, le risate, le chiacchiere, i dolci ricordi, i figli che crescono sani. Una famiglia perfetta.
Poi, in un giorno come tanti, Naomi esce di casa sbattendo la porta, senza salutare, diretta al teatro della scuola per una rappresentazione. Sua madre è lì in cucina, assorta nei suoi pensieri, turbata dall'atteggiamento della figlia. Si ripete che è l’adolescenza, che ogni ragazzina arriva ad un punto in cui decide di chiudere i genitori fuori per puro istinto di ribellione, in fondo è un medico e conosce bene queste dinamiche. Sopisce i suoi timori con pensieri positivi. Ma non sa che quella sarà l’ultima volta che vedrà gli occhi di sua figlia, non sa che Naomi non varcherà più quella soglia, non sa che quella perfezione immacolata diventerà solo il riflesso distorto e macchiato di una realtà diversa, sconosciuta, terrificate.
In quel preciso istante sospeso nell'immobilità consapevole del tempo, Jenny capirà che il suo mondo non sarà più lo stesso. Prima e dopo. Uno squarcio nel muro portante della sua famiglia, attraverso il quale si infiltreranno oscurità e  dubbio, portandoli tutti al centro di un incubo.



UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA
Jane Shemilt

Traduzione a cura di Daniela Di Falco
Casa editrice: Newton Compton Editori
Collana: Nuova Narrativa Newton
Genere: Thriller
Pagine: 336
Prezzo: 9.90€
Ebook: 4.99€



Trama

Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo: Naomi è scomparsa nel nulla e la famiglia è distrutta. I mesi passano e le ipotesi peggiori – rapimento, omicidio – diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità, anche se ogni rivelazione, ogni tassello sembra allontanarla dalle certezze che aveva. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto…


Opinione di Sybil

“Per sempre”: è fin lì che spazia il tuo sguardo prima che la vita ti ferisca. No, è ancora oltre; è fin dove arriva la tua immaginazione, prolungandosi verso tutti i luoghi e tutte le persone che pensi ci saranno sempre. Ma niente dura. Non i luoghi, non le persone, non l’amore, nemmeno gli anni fugaci dell’infanzia. La perdita invece dura.


Una famiglia quasi perfetta è un romanzo che va affrontato passo dopo passo, per evitare di cadere nel buco nero delle emozioni negative che risveglia, non tanto perché racconta una storia cruenta, ma perché tocca dei nervi scoperti comuni ad ognuno di noi, dei punti deboli che inevitabilmente finiscono per colpire chiunque. Inutile dire che una volta iniziato sarà impossibile staccare gli occhi dalle pagine, in quanto il bisogno di sapere controbilancerà l’angoscia opprimente che avvolge l’intero romanzo. È un thriller davvero ben fatto che alterna suspense a momenti lenti intrisi di disperazione, arricchito da ricordi e da moltissimi dettagli che permettono al lettore di ricostruire lentamente la storia dentro la propria  testa, seguendo di volta in volta strade diverse e arrivando infine a delle conclusioni più o meno corrette. Ho iniziato a leggere questo romanzo in un momento in cui avevo bisogno di qualcosa di diverso e direi proprio di averlo trovato. È vero, durante lo scorrere delle pagine ci si trova spesso di fronte ad una realtà dura da sopportare, anzi tanti sono i passaggi in cui immedesimandosi con la protagonista, si finisce per soffrire con lei al punto da sentire il bisogno di staccare per un momento il contatto, ma tutto sommato posso affermare che ne è valsa la pena. Ben scritto, ricco di descrizioni capaci di creare un’atmosfera coinvolgente e terribilmente reale, il romanzo di Jane Shemlit riesce davvero ad arrivare vicino al punto dolente di ogni individuo: i segreti nascosti dentro le mura domestiche. Impossibile non restarne invischiati. Da sempre la famiglia è il punto x della vita di tutti: da bambini è un nido accogliente, da ragazzi è il posto dal quale fuggire per sentirsi più grandi, da adulti è il porto sicuro nel quale rifugiarsi e il punto di partenza per dar vita ai progetti dell’intera esistenza. Ognuno di noi ripone nella famiglia i propri sogni, le aspettative, sudando sette camice per tenere tutto sotto controllo, per far si che ogni membro del nucleo si senta parte integrante di un progetto più grande. Ma cosa succede quando il castello di cristallo di distrugge? Quando una folata di vento solleva le tende mostrando quello che in realtà si nasconde sotto l’apparenza?
Jenny e suo marito Ted sono due medici. Hanno tre figli, una bella casa, una vita come tante. Entrambi sovraccaricati dal lavoro, cercano di non trascurare niente, nemmeno un secondo del loro tempo insieme. Ma si sa, i figli crescono, diventano adolescenti, i rapporti si complicano e tutto diventa più difficile, al punto da sottovalutare dei segnali, dando loro poca importanza. Nonostante ciò Jenny si sente ogni giorno fortunata, perché la vita le ha donato davvero tanto: un marito amorevole, fedele, tre figli sani, pieni di aspettative, difficili da trattare come tutti i giovani della loro età. A volte teme che dietro l’angolo ci sia qualcuno pronto a strapparle di mano questa fortuna per il puro gusto di distruggere tutto. Forte della solidità della sua famiglia, continua la sua vita, sopraffatta dal lavoro, da un marito sempre chiuso nella sala operatoria dell’ospedale di cui è responsabile, da dei figli che ogni giorno di più la fanno sentire un’esclusa.
Poi, una notte tutto cambia. Naomi, la figlia più piccola, non torna a casa all'ora stabilita. In realtà non torna nemmeno il giorno dopo, ne quello dopo ancora. Naomi scompare nel nulla. Rapita forse o uccisa, non si sa, quel che è certo è che la vita di tutta la famiglia collassa, cadendo in un tunnel oscuro, beffardo, nel quale la realtà diventa insostenibile e tutte le certezze si trasformano di colpo in un castello di fumo.
Scavando a fondo per trovare nelle ore vicine alla scomparsa di Naomi degli indizi da seguire, Ted e Jenny conosceranno un lato della figlia a loro ignoto, ostile e loro stessi si ritroveranno a stento. Ogni aspetto, anche il più marginale della loro vita insieme, verrà sezionato, esaminato, ridimensionato, la loro intera esistenza, i loro sentimenti, messi sotto chiave e ibernati nell'inverno della perdita e del non accettare la realtà. Tante saranno le verità che emergeranno dalla scomparsa di Naomi, devastanti, distruttive e non coinvolgeranno solamente  la ragazza, ma anche Ted, Jenny e i ragazzi, portando alla luce una famiglia tutt'altro che perfetta.

Una famiglia quasi perfetta condurrà il lettore in un viaggio affannato e pacato allo stesso tempo, in cui passato e presente si intrecciano svelando ogni volta il lato più oscuro di una realtà apparentemente incontaminata. Impossibile non immedesimarsi, anche perché l’autrice riesce a creare un’ambientazione emotiva estremamente reale. È la madre a raccontare la storia, senza tralasciare nemmeno un dettaglio delle indagini e del suo stato interiore distrutto dai ricordi, dai sensi di colpa e questo accentua notevolmente il legame intimo che si instaura con il lettore. Per me è stato così e vi assicuro che il risultato è notevole. 

Consiglio questo romanzo a chiunque sia in cerca di emozioni forti e che non teme di cadere nel vortice del dolore, della rassegnazione e della perdita. Come dicevo prima, il tema che tocca da vicino è il crollo del posto sicuro nel quale tutti inevitabilmente ci rifugiamo per sentirci protetti e già questo va da se. Ma se posso darvi un consiglio, non fermatevi all'apparenza. Ho letto questo libro tutto d’un fiato, rapita dall'intera vicenda e nonostante mi abbia lanciato diversi tiri mancini, l’ho apprezzato così tanto da volerlo condividere con voi. Quindi, se siete in cerca di una storia lontana mille miglia dalla spensieratezza tipica dei romanzi estivi, ecco quello che fa per voi. 




L'autrice



JANE SHEMILT, medico, ha conseguito una laurea in Scrittura creativa alla Bristol University e una specializzazione nella stessa materia all’università di Bath. Il suo romanzo d’esordio, Una famiglia quasi perfetta, è stato in lizza per il Janklow and Nesbit Award e il Lucy Cavendish Fiction Prize. Vive con il marito, professore di neurochirurgia, e i loro cinque figli a Bristol. Per maggiori informazioni, visitate il suo sito (janeshemilt.wordpress.com) e la pagina Twitter.



11 commenti:

Solsido ha detto...

Ciao.Complimenti per il blog che presenta titoli interessanti e sempre diversi.
Questo titolo e quello precedente me li segno come prossime letture grazie

Sybil Sognandotralerighe ha detto...

Grazie mille! Sapere che i lettori apprezzano e ascoltano i nostri consigli è per noi un grande stimolo! Per quanto riguarda questo romanzo posso dirti che è una storia molto intensa, di quelle che non riesci più a chiudere.... Fammi sapere che ne pensi!
Continua a seguirci!!!!!

foschia settantacinque ha detto...

Hai ragione Sybil, ogni tanto fa bene cambiare genere, forse apprezziamo ancor di più quello che leggiamo, restituendo a chi ci legge, un'impressione ancora più vivida!!! Brava e impeccabile come sempre!!!

Matilde Carbone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Questo libro è molto bello...ti prende tantissimo...ma posso sapere se avrà un seguito?

Marco Strazzulla ha detto...

Completato Una famiglia quasi perfetta, di Jane Shemilt...il libro ha un ottimo spunto, ma annega in una serie di caratterizzazioni di una banalità sconcertante (le mogli tutte bravissime, perfettissime e sensibilissime; i mariti tutti superficiali, infidi e vigliacchi) e in un finale assolutamente improbabile...peccato, perchè poteva essere un libro molto interessante...

Anonimo ha detto...

Io non ho afferrato il concetto del finale. La figlia è morta a causa dell'infezione o era solo una bugia da parte dei nomadi per proteggerla?

Kristina Kargotic ha detto...

Ma.. il libro è buono,e ho passato il pomeriggio a leggere senza fermarmi,però cavoli la fine è proprio brutta e cerco ancora di capire se quella era la fine o se c'è un seguito. .....

Kristina Kargotic ha detto...

Ma.. il libro è buono,e ho passato il pomeriggio a leggere senza fermarmi,però cavoli la fine è proprio brutta e cerco ancora di capire se quella era la fine o se c'è un seguito. .....

Sybil Sognandotralerighe ha detto...

Sono completamente d'accordo con quanto dice Marco. Il libro ha del potenziale, a tratti è ben sviluppato ma per strada si trova qualche lacuna purtroppo... il finale è l'aspetto che più mi ha lasciata di stucco, semplicemente perchè mi sarei aspettata qualcosa di più concreto o quanto meno più "illuminante"...

Roberta ha detto...

Premesso che il libro è avvincente, si avvale di flash back che tengono il lettore col fiato sospeso, a mio parere però è surreale. La protagonista è la madre, donna sensibile che cerca di penetrare nel mondo adolescenziale dei figli rimanendo scioccata da ciò che scopre, sempre messa in discussione da tutta la famiglia, sembra lei la colpevole di tutto ciò che non funziona. È un medico, impegnata nel suo lavoro, ma le viene rimproverata di tutto, mentre al marito fedigrafo e insensibile va la simpatia e la confidenza dei figli. Mi chiedo il perchè! Se c 'è qualcosa da rimproverarle è la mancanza di autorevolezza, il mettere in discussione alcuni principi inderogabili, la mancanza di rispetto da parte dei figli, del marito, la tolleranza verso certi comportamenti inaccettabili, addirittura il finale è secondo me inaccettabile, sdoganare un mondo che vive di spaccio, furti, prostituzione e farlo passare per un mondo di affetti dove è preferibile lasciare la figlia minorenne! La morale al contrario.